Ubriaco alla guida, la Cassazione annulla la condanna: «Prima va chiesta la lingua madre»
Alto Adige

Ubriaco alla guida, la Cassazione annulla la condanna: «Prima va chiesta la lingua madre»

Domenica 24 maggio 2026
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La Suprema Corte ha dato ragione a un automobilista di madrelingua tedesca della Val Venosta. Al centro del caso il rispetto delle norme sul bilinguismo durante i controlli delle forze dell’ordine in Alto Adige

BOLZANO. Niente condanna per guida in stato di ebbrezza se gli agenti di polizia, al momento del controllo in provincia di Bolzano, non chiedono preventivamente all’automobilista se sia di lingua materna italiana o tedesca. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha annullato, «perché il fatto non sussiste», la condanna del Tribunale di Bolzano a un cittadino di Silandro. L’uomo era stato condannato in primo grado a nove mesi di arresto e 3mila euro di ammenda, oltre alla sospensione della patente per due anni, per essersi rifiutato di sottoporsi all’alcoltest.

Durante le verifiche, i verbalizzanti si erano rivolti a lui esclusivamente in italiano. La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Federico Fava, aveva però eccepito che l’uomo, di madrelingua tedesca, non avesse pienamente compreso la richiesta dei poliziotti né la facoltà di farsi assistere da un avvocato. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso, evidenziando che le norme poste a tutela del bilinguismo non ammettono deroghe.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno l’obbligo tassativo di chiedere al destinatario di un atto quale sia la sua lingua materna. La violazione di questo adempimento configura una «nullità assoluta, insanabile e rilevabile d’ufficio». Non importa il fatto che l’automobilista comprendesse a grandi linee l’italiano.

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