Fare relazione con l'ospite a tavola per creare un'esperienza, ci provano due giovani
(ANSA) - NAPOLI, 09 AGO - Scommettere sulla capacità di fare 'relazione' con l'ospite perché, in fondo, se è vero che a tavola non si invecchia bisogna, tuttavia, riempire di contenuti veri i momenti passati a gustare pietanze e a parlare. Una scommessa non scontata né facile. Ma se i contenuti li mettono giovani formati nella scia della tradizione e della tecnica moderna e nella capacità di creare quel clima di empatia che rende l'accoglienza e la permanenza nel locale una 'esperienza', allora tutto è più facile. Un esempio viene da Antonio D'Alessio, classe 1995, napoletano, Food & Beverage Manager di 'Dodici', locale di Aversa (Caserta) che negli anni ha costruito una propria identità attraverso la valorizzazione del territorio e una visione contemporanea della ristorazione. E anche dallo chef Antonio Chirico, 39 anni, che firma il nuovo corso gastronomico e il menu estivo con un progetto che nasce da un incontro naturale e affiatato con il ristorante.
"Per me la ristorazione è prima di tutto una forma di relazione" dice Antonio D'Alessio. Fin da piccolo, le mie due grandi passioni sono sempre state la cucina e il contatto umano.
Osservare, ascoltare e intuire ciò che desidera un cliente, trasformandolo in un'esperienza concreta, è il principio che mi guida" racconta. Insomma, "ogni ospite è importante" e tutto ruota intorno alla cura della relazione e all'attenzione per i dettagli.
Si forma all'Istituto Alberghiero di Aversa, successivamente consegue la laurea triennale in Enogastronomia. poi diverse esperienze in Italia e all'estero, e ha insegnato anche negli istituti alberghieri. Oggi, da Dodici, si occupa della gestione e della formazione del personale di sala, della selezione e dell'acquisto dei prodotti e della costruzione dell'offerta insieme con lo chef e la proprietà. Una delle scelte che più rappresentano la sua idea di ospitalità è quella di non avere una carta dei vini. Preferisce conoscere il cliente attraverso il dialogo, comprenderne gusti ed emozioni e accompagnarlo personalmente nella scelta del vino direttamente in cantina. Per lui il vino non è soltanto una proposta, ma un momento di connessione autentica. Perché, alla fine, il suo lavoro si riassume in un obiettivo: creare esperienze che restano.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche lo chef che guarda al contesto e ai bisogni dell'ospite. "Per me è importante conservare l'anima popolare della cucina, il valore della convivialità e il rispetto per il prodotto - afferma Antonio Chirico - ma che allo stesso tempo non rinuncia alla ricerca, alla tecnica e all'evoluzione. Significa partire dalle radici per costruire qualcosa di contemporaneo, senza perdere autenticità. La tradizione non è un museo immobile, ma un patrimonio vivo che può essere reinterpretato mantenendo intatta la sua verità". Il menu estivo racconta di un dialogo continuo tra memoria e attualità. Ne è simbolo il Bucatino di Dodici "Lo Scarpariello Giallo", una rilettura contemporanea di uno dei piatti più rappresentativi della tradizione locale. (ANSA).