Entro la fine del secolo 4 ore di caldo in più al giorno
Alto Adige

Entro la fine del secolo 4 ore di caldo in più al giorno

Martedì 11 agosto 2026
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Lenotti tropicaliche ci stanno rubando il sonno questa estate potrebbero esseresolo l'inizio: se leemissioni digas serradovessero continuare aritmo sostenuto(il peggiore scenario possibile basato sul continuo uso massiccio di combustibili fossili), leore di caldo estremoa livello globale potrebberoquadruplicare entro il2100, facendoci vivere in mediafino a quattro ore bollenti in più al giorno. Ilprezzo più altoin termini di esposizione verrebbe pagato dallenuove generazioni, in particolare neiPaesi a basso e medio reddito, secondo quanto indicano i modellipubblicati sulla rivista Nature Climate Change dai ricercatori della Sun Yat-sen University di Guangzhou, in Cina.

Lo studio ha preso in esame letemperature su scala orariaanziché giornalieratra il 1981 e il 2023, combinandoosservazioni meteorologicheestime di modelliconproiezioni climatichefino allafine del secolo. I dati dimostrano cheoltre l'80% delle terre emersedel pianeta haregistrato unaumento del calore, con unamedia di62 ore aggiuntive di caldo estremoper decenniotra il 1981 e il 2023. Il 28% di questi eventi si è verificato anche in giorni classificati come non caldi in base alle misurazioni giornaliere.

In unoscenario ad alte emissioni, gli autori della ricerca prevedono chetra il 2070 e il 2099ognigiorno caldopotrebbe far registrare circaquattro ore roventi in più rispetto ai livelli attuali. Si stima inoltre che igiorni classificati comenon caldipotrebbero accumulareulteriori tre oredicaldo. L'esposizione della popolazione potrebbe aumentare di sei volte rispetto a oggi, con le giovani generazioni destinate a sperimentare nel corso della vita un'esposizione molto maggiore rispetto alle generazioni precedenti, soprattutto nei Paesi a reddito basso e medio.

"Gliesseri umanisonoadattati a vivereentro certiintervalli ditemperatura eumidità dell'aria: se le condizioni ambientali li portano fuori da questa zona di comfort,i bioritmi ne risentono, anche pesantemente", osserva Dino Zardi, professore ordinario di Fisica dell'atmosfera e del clima all'Università di Trento.

"Il disagio provato non dipende solo dagli estremi di temperatura e di umidità raggiunti, ma anche dalladurata di talianomalie nel tempo: lostress che ne consegue incide sulla capacità di recupero dell'organismo. Per questo lo studio suggerisce che le temperature medie giornaliere potrebbero non essere un indicatore adeguato per valutare appieno l'effetto di un disagio che si fa sentire già sulla scala delle ore". In questa ottica,lo studio "accende un campanello d'allarme",anche se quella che ci restituisce è un'immagine a bassa definizione del futuro che potrebbe attenderci.

"Le simulazioni si basano su modelli a scala globale che, per loro natura, hanno una risoluzione spaziale piuttosto bassa e danno una rappresentazione approssimativa della conformazione del suolo e delle sue caratteristiche: due fattori che invece influiscono in modo determinante sugli scambi termici superficie-atmosfera e quindi sul ciclo diurno della temperatura", puntualizza Zardi. Per questo motivo lostudio "è interessante perché cisegnala un pericoloche potrebbe riguardare tutto il globo, ma per dare informazioni più utili e dettagliate andrà approfondito focalizzandosi suglihotspot, ovvero leregioni che si riscaldano più velocemente(come il bacino delMediterraneo, learee montuose, lecalotte polari) e le città, dove si sviluppanoisole di calore urbane".

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