Verso i computer quantistici che usano il silicio
Alto Adige

Verso i computer quantistici che usano il silicio

Mercoledì 12 agosto 2026
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Passo in avanti verso i computer quantistici che usano il silicio, lo stesso materiale usato nei computer tradizionali. Due studi pubblicati sulla rivista Nature,uno guidato da Thaddeus Ladd, dei Laboratori Hrl alle Hawaii, el’altro da Lieven Vandersypen,del Politecnico di Delft nei Paesi Bassi,dimostrano di aversuperatoalcuni deiprincipali ostacoliche ancora ne limitavano l’applicazione: la scalabilità, ossia lapossibilità di realizzare chip più complessi, e il calore che si genera durante l’uso.

 Nonostante i tanti progressi fatti in questi anni nel settore dei computer quantistici,si stanno ancora esplorandonumerose possibilistrade per arrivare acomputer sufficientemente potentiper essereusati in modo generalizzato. Una di queste strade punta all’uso delsilicio, il materiale più usato nell’elettronica tradizionale alla base di pc e telefoni. Una soluzione facilitata dal fatto che è unmateriale giàampiamente usato al livello industrialema chenon garantisceancora lestesse prestazioni che offrono ad esempio isuperconduttori nelcontrolloe lagestione deiqubit, la versione quantistica dei bit che devono essere perfettamente isolati dall’ambiente esterno. 

In questo contesto i ricercatori dei Laboratori Hrl, di proprietà di General Motors e Boeing, hanno sviluppato unmetodo perminiaturizzare tutto quel che serve per fare un computer quantistico e inserirlo in una sorta di minifreezer a -269 gradi, quasi lo zero assoluto. Una temperatura talmente bassa da proteggere dal rumore esterno anche i delicati qubit che si muovono all’interno del chip in silicio. Il risultato è stato unchip innovativocapace di lavorare con18 qubite basato su unmateriale chefinora eraconsiderato quasiimpossibile da utilizzareper questo tipo di computer. 

Un miglioramento che fa coppia con il lavoro sviluppato dai ricercatori dei Paesi Bassi, che hanno dimostrato dipoter far dialogare tra loro più qubitcontemporaneamente emuoverli in modo controllatoall’interno delchip: un processo fondamentale, osservano gli autori della ricerca, permigliorare le tecniche dicorrezione degli errori. Perché, esattamente come anche nei computer tradizionali, i chip possono fare piccoli errori durante i calcoli ed è dunque fondamentale sviluppare tecniche che riescano a riconoscere eventuali errori e correggerli in tempo quasi reale.

In un articolo di commentopubblicato nello stesso numero di Nature, l’esperta di computer quantistici Natalia Ares, dell’Università di Oxford, sottolinea che, seppur sia ancora presto per capire se davvero il silicio possa essere una soluzione concreta per i futuri computer quantistici, i due studi dimostrano“quantovelocemente questoobiettivo si stiaavvicinando alla realtà".

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