Più dell'ansia e del look: quando è l’alito a metterci in crisi
Alto Adige

Più dell'ansia e del look: quando è l’alito a metterci in crisi

Martedì 25 agosto 2026
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 Colpisce fino a 6 italiani su 101 e può influire su amicizie, appuntamenti e autostima. L'alitosi non è solo un problema medico, ma un freno alle relazioni sociali. Ecco come risolverlo (spoiler: spesso, lo stomaco non c'entra). Gli occhi, il sorriso, la voce… Ma tra gli aspetti che ci colpiscono di una persona c’è anche l’alito. Tutt’altro che un dettaglio: è invece una componente importante del modo in cui ci relazioniamo con gli altri, perché quando ha un odore sgradevole può creare disagio, insicurezza o imbarazzo. E se le soluzioni “fai da te” non funzionano, può portare addirittura a evitare situazioni sociali di vicinanza.

   "L’alitosi è un argomento di cui si parla spesso, sia perché è uno dei disturbi del cavo orale più diffusi al mondo (interessa tra il 22% e il 50% della popolazione), sia per le modalità con cui può essere prevenuto e trattato. Tuttavia, le persone sembrano non saperne ancora abbastanza per affrontarlo correttamente. E, soprattutto, il tema delle ripercussioni sociali che può avere, in particolare nei giovani, adolescenti compresi, viene raramente discusso», conferma Luca Levrini, direttore della scuola di specializzazione in Ortodonzia dell’Università degli studi dell’Insubria.

   "Recenti studi dimostrano che quasi la metà degli adolescenti affetti da alitosi riferisce difficoltà nelle relazioni scolastiche e sociali. Alcuni dichiarano addirittura di aver perso amicizie o di evitare incontri per imbarazzo o per il timore del loro giudizio. In un nostro studio su 150 adolescenti, il 60 per cento dei partecipanti ha dichiarato di utilizzare una gomma da masticare prima di un appuntamento. Si tratta dunque di un tema importante che va ben oltre il semplice disagio legato all’odore dell’alito, confermando che l’alitosi non è solo una questione medica, ma anche un fenomeno con rilevanti implicazioni psicologiche e sociali. Anzi, queste ultime possono superare l’aspetto strettamente clinico: la paura di essere giudicati dagli altri può infatti condizionare il modo di parlare, di sorridere, di avvicinarsi alle persone e di instaurare nuove relazioni", sottolinea l’esperto.

   Il paradosso di una problematica così importante - in particolare oggi, quando i temi che riguardano l’adolescenza, ma in generale le relazioni sociali sono al centro di un dibattito - è che nella maggior parte dei casi l’alitosi è identificabile e trattabile. «Per questo motivo, il tema dovrebbe essere affrontato precocemente, anche in chiave preventiva: l’odontoiatra e l’igienista dentale, oltre a chiedere come vengono lavati i denti e se il paziente sia soddisfatto del proprio sorriso, dovrebbero sempre affrontare il tema dell’alito. Una semplice domanda come “Cosa pensa del suo alito?” può fornire informazioni molto utili. Se la risposta è incerta o il paziente riferisce la presenza del problema, è opportuno intervenire in modo tempestivo e strutturato».

   Comprendere le reali cause dell’alito cattivo è il primo passo per gestirlo. «Al contrario di quanto si pensa, lo stomaco è di rado responsabile dell’alitosi. Circa il 90% dei casi ha infatti origine nel cavo orale. I principali responsabili sono i batteri che colonizzano la superficie della lingua e quelli che trovano rifugio nelle tasche parodontali. Anche la riduzione del flusso salivare può essere un fattore predisponente all’alitosi. La saliva svolge infatti una fondamentale funzione di pulizia naturale e di controllo della flora batterica; quando diminuisce, come avviene in caso di disidratazione, assunzione di alcuni farmaci o respirazione prevalentemente dalla bocca, l’ambiente diventa più favorevole alla proliferazione dei batteri responsabili della produzione di composti maleodoranti».

    Fumare peggiora la situazione? «Nel nostro studio, anche il 73% dei fumatori riferiva di masticare un chewing-gum prima di avvicinarsi a un'altra persona, ritenendo che la sigaretta rappresentasse una fonte di cattivo odore e che potesse aggravare l'alitosi. Questa percezione trova oggi conferma nella letteratura scientifica: numerosi studi hanno infatti dimostrato un'associazione tra il fumo e l’aumento del rischio di alitosi. Evidenze più recenti suggeriscono che anche l'uso delle sigarette elettroniche possa favorire la comparsa dell'alito cattivo, probabilmente proprio attraverso la riduzione della salivazione e l'alterazione della flora batterica del cavo orale».

   Solo una minoranza dei casi di alitosi dipende da cause extra-orali: «Alcune patologie delle prime vie respiratorie, come sinusiti croniche, tonsilliti e tonsilloliti, piccoli accumuli calcificati che si formano nelle cripte tonsillari e possono produrre odori particolarmente sgradevoli. Più raramente, l’alitosi può essere il segnale di malattie sistemiche come la chetoacidosi diabetica, l’insufficienza renale avanzata o la sindrome di Sjögren». Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il rapporto tra alimentazione e alitosi. «Più che i noti effetti temporanei legati al consumo di aglio e cipolla, oggi bisogna considerare il ruolo dei regimi a basso contenuto di carboidrati. Le diete chetogeniche, infatti, favoriscono la produzione di corpi chetonici che vengono eliminati anche attraverso il respiro e possono conferire all’alito un caratteristico odore fruttato. Allo stesso modo, il digiuno prolungato e l’abitudine di saltare i pasti riducono la produzione di saliva e possono favorire la comparsa dell’alitosi. Anche le diete molto ricche di proteine possono aumentare la disponibilità di substrati che i batteri orali trasformano in composti solforati volatili».

   Attenzione, però. È importante valutare in modo corretto il proprio alito. «Alcune persone sono convinte di soffrire di alitosi pur non avendo alcun problema reale, una condizione nota come “alitofobia”. La valutazione dovrebbe sempre coinvolgere un’altra persona, poiché il sistema olfattivo tende ad adattarsi agli odori persistenti e molte persone non riescono a percepire il proprio alito», sottolinea ancora Luca Levrini. «Un modo semplice per capirne di più è il “count-to-10 test”: la persona conta lentamente fino a dieci, mentre qualcuno si posiziona a circa dieci centimetri dalla bocca per rilevare eventuali odori sgradevoli; minore sarà il numero corrispondente alla percezione dell’odore, maggiore sarà la gravità del problema.

   Un altro metodo è il test del cucchiaio: consiste nel raschiare con delicatezza la parte posteriore della lingua con un cucchiaino pulito e valutarne l’odore. Anche il filo interdentale talvolta consente di individuare la zona d’origine del cattivo odore, soprattutto in presenza di problemi gengivali o parodontali. In ogni caso, se lo si percepisce in modo evidente, è opportuno rivolgersi a un odontoiatra per individuare e affrontare la causa del problema. Nella mia attività di ricerca, io utilizzo un gascromatografo, uno strumento in grado di misurare e quantificare i composti solforati volatili presenti nell’aria espirata e responsabili dell’alitosi». La buona notizia è che nella maggioranza dei casi l’alitosi è risolvibile. «Poiché il “colpevole” è principalmente all’interno della bocca, il trattamento si concentra soprattutto sul miglioramento dell’igiene orale professionale e a casa propria. Oltre allo spazzlamento dei denti e all’utilizzo di dentifricio e collutorio abbinati, è fondamentale pulire tutti i giorni anche gli spazi interdentali, attraverso strumenti specifici come scovolino e filo interdentale, in grado di rimuovere efficacemente il biofilm batterico e i residui alimentari dalle aree che lo spazzolino non riesce a raggiungere.

    Le formulazioni di alcuni collutori ad hoc per l’alitosi possono offrire un beneficio significativo; se contenenti cloruro di cetilpiridinio e olii essenziali, hanno dimostrato una buona efficacia nel ridurre i batteri e i composti responsabili dell’alito cattivo. L’utilizzo di questi prodotti dovrebbe però essere sempre consigliato e monitorato dall’odontoiatra o dall’igienista dentale, al fine di scegliere i presidi di salute orale più appropriati e ottenere il massimo beneficio». E cosa suggerire in particolare all’adolescente che teme di avere un problema sociale? «Di fare un test sull’alitosi con un proprio amico, di non fumare, di seguire una dieta mediterranea e bere molta acqua. E, naturalmente, di andare regolarmente dall’odontoiatra, anche per parlare di alitosi».

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