Trasformare la
plastica delle
bottiglie in
materiali commestibili, come
biscotti ricchi di proteine o vitamine: è l’obiettivo dello studio guidato da Lahiru Jayakody, dell’Università Southern Illinois, che in occasione del congresso autunnale della Società Americana di Chimica corso a Chicago ha
presentato i primi successi in questa direzione con i biscotti chiamati
microbites. "Stavamo cercando di sviluppare tecnologie per il
riciclo della plastica al fine di creare prodotti di maggior valore e ci siamo chiesti: perché non concentrarci sulla produzione di cibo? Perché la
plastica è
fatta di
carbonio, e anche il
cibo è
fatto di
carbonio", ha detto Jayakody. Nonostante la plastica sia qualcosa di lontanissimo dall’essere un ingrediente per la dieta, gli
elementi che la compongono sono in realtà
praticamente gli
stessi di
gran parte dei nostri
cibi. Da questa idea i ricercatori hanno sviluppato dei
microbi capaci di modificare la struttura della plastica. Non molto diversamente da come si fa già da decenni a livello industriale per produrre ad esempio l’insulina, i ricercatori hanno modificato dei microbi rendendoli
capaci di cibarsi di polietilene tereftalato (Pet), un materiale spesso utilizzato per la produzione di bottiglie di bibite e acqua, che viene precedentemente trattata. Questo
materiale viene
metabolizzato dai microbi e che poi
espellono una varietà di
nuovi ingredienti alimentari, tra cui proteine, grassi e acidi. Materiali che
integrati con fibre, amido e dolcificanti sono stati impastati per creare dei
biscotti stampati in 3D e ribattezzati
µBites, pronunciato "microbites". Sebbene i µBites siano
sicuri da mangiare, i ricercatori stanno ancora attendendo di concludere l’
iter per ottenere l'
approvazione per condurre
test di assaggio. Una tecnologia sviluppata nell’ambito di un
progetto con la
Nasa per il riciclo di materiali in ambienti con risorse molto limitate, come le
future colonie spaziali, ma che secondo i ricercatori potrebbe in futuro anche rappresentare una possibile f
onte di cibo in un mondo in cui si stima che la
domanda globale potrebbe aumentare tra il 35 e il 56% entro il 2050 e dove il 30% della popolazione mondiale sarà a rischio di carestie.