Il
crollo del
ghiacciaio all’origine del disastro tra
Nepal e Tibet è un
campanello dell’allarme sull
’instabilità crescente delle
zone d’
alta quota dovuta al
riscaldamento globale: è l'analisi
pubblicata su Nature, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali che raccogliendo le voci di
vari esperti sottolinea come il
cambiamento climatico possa innescare
frane e alluvioni con più frequenza. E’ ancora difficile fare una stima precisa del numero di vittime e danni dovuta alla frana e l’alluvione lampo avvenuta lunga il sistema fluviale del Bhotekoshi, dove vivono decine di migliaia di persone e meta di turismo internazionale, e ci vorrà ancora del tempo – sottolinea l’artico di Nature – per stabilire in che misura il riscaldamento globale abbia influito su questo crollo glaciale. “Ma lo
scioglimento dei ghiacciai e del
permafrost, ossia il terreno e rocce perennemente ghiacciati, almeno fino ad ora,
nell'Himalaya ha probabilmente
contribuito all'evento”, ha spiegato Göran Ekström, geofisico della Columbia University di New York. “Il riscaldamento globale sta influenzando le
regioni di
alta quota in tutto il mondo – ha aggiunto Alton Byers, geografo di montagna dell'Università del Colorado a Boulder – e queste inondazioni catastrofiche stanno diventando più frequenti”. Dalle prime analisi emergerebbe sempre più quanto un evento di questo tipo sia stato un qualcosa di
imprevedibile, sottolinea Nature: all’origine non sarebbe stato né un terremoto né il crollo di un lago glaciale, e neppure si sarebbero registrate precipitazioni intense. Tutto sembrerebbe sia stato dovuto a una
frana di ghiaccio avvenuta da un
ghiacciaio che al momento non era
né studiato né monitorato attentamente: “eventi come questi non si possono prevedere”, ha detto Byers. Un distacco probabilmente dovuto all'
instabilità del permafrost, causata dallo scioglimento, su cui poggia il ghiacciaio: "i cambiamenti nel permafrost
indeboliscono l'integrità strutturale delle
montagne e del ghiaccio, il che a sua volta può provocare
frane di grandi dimensioni, innescando una serie di processi a cascata che possono portare a
inondazioni e distruzioni di vasta portata a
valle", afferma Byers. Secondo i ricercatori la lezione principale da trarre dal disastro è quella di migliorare la
consapevolezza e la
preparazione alle emergenze in una regione sempre più vulnerabile ai cambiamenti climatici. "La terribile distruzione ha colpito principalmente
case ed edifici costruiti su
pianure alluvionali, dove non avrebbero
mai dovuto essere edificati", ha aggiunto Byers.