Ottenuta per la prima volta l’azione a distanza quantistica con la luce solare
Per la prima volta l’azione a distanza fa due particelle, il cosiddettoentanglement, è stataottenuta usando laluce solareanzichè il laser. Il risultato, che in futuro potrebbe semplificare l’applicazione delle tecnologie quantistiche in ambienti complessi come lo spazio, si deve al gruppo di Cheng Li, dell'Università canadese di Ottawa, ed èpubblicato sulla rivista Optica.
L'entanglementè unfenomeno unico del mondo dei quantied èalla base di gran parte delle tecnologie quantistiche, come lecomunicazioni e icomputer. Per questo le sue applicazioni sono statepremiate nel 2022 con il Nobel per la Fisica.Finora lagenerazione di particelle entangled, ossia intimamente accoppiate tra loro tanto che quel che avviene a una delle due ha istantanee conseguenze sull’altra, erapossibile solo attraverso ilaser. Ora per la prima volta l'entanglement è stato generatoconcentrando laluce solarein unospeciale cristallo microscopico.
"Il cuore della questione è che i colleghi hanno rimpiazzato la sorgente laser utilizzando luce solare, una sorgente che abbiamo gratuitamente a disposizione dalla natura", spiega Alessandro Zavatta, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio Nazionale delle Ricerche e presidente della startup italiana Qti nata per sviluppare dispositivi per le comunicazioni quantistiche. Sebbene in un laboratorio terrestre il laser resti uno strumento comune e estremamente pratico, lanovità in questo caso riguarda leapplicazioni esterne: "Questi ricercatorisono riusciti adimostrare che si possono generare fotoni partendo non da una sorgente laser, ma da unasorgente naturale".
Questa novità apre apossibili applicazioninelsettore spaziale, in particolare suisatelliti, dove spazio ed energia sono risorse limitate e dove potergenerare chiavi crittografiche inviolabili(basate su fotoni entangled) sfruttando l'abbondante luce solare nello spazioeliminerebbe la necessitàdilaser di supporto. “Ha rilevanza soprattutto in un'ottica diminiaturizzazione dei device – ha concluso Zavatta – quando hai un oggetto di pochi micron che vuoi magari installare sul cellulare o al polso dell'orologio, lì davvero può diventare un problema l'alimentazione".