Alto Adige, produttività e stipendi al top: la regione guida la classifica italiana
Alto Adige

Alto Adige, produttività e stipendi al top: la regione guida la classifica italiana

Sabato 5 settembre 2026
1 visualizzazione

L’analisi della Cgia sui dati 2024 colloca la regione al primo posto nazionale per produttività. Le retribuzioni medie lorde raggiungono 25.244 euro, contro una media italiana di 24.486. Resta forte il divario tra Nord e Sud

BOLZANO. Il Trentino-Alto Adige guida l’Italia per produttività del lavoro e si colloca anche ai vertici nazionali per le retribuzioni dei dipendenti privati. È uno degli elementi che emergono dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia sui dati 2024, che fotografa un Paese ancora profondamente diviso tra Nord e Sud per giornate lavorate, stipendi e produttività. La regione precede Lombardia, Valle d’Aosta, Lazio ed Emilia-Romagna nella graduatoria della produttività.

Il primato assume particolare rilievo anche per l’Alto Adige, territorio caratterizzato da un mercato del lavoro dinamico ma con una forte presenza di settori stagionali, a partire dal turismo. Sul fronte delle retribuzioni, il Trentino-Alto Adige è quinto in Italia: lo stipendio medio annuo lordo dei dipendenti privati è di 25.244 euro, superiore alla media nazionale di 24.486. Davanti si trovano Lombardia, con 30.384 euro, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto.

Lo studio della Cgia evidenzia soprattutto la distanza tra le due Italie. Nel 2024 al Nord un dipendente ha lavorato mediamente 255 giornate, contro le 228 del Mezzogiorno: 27 giorni di differenza, quasi un mese. Anche la paga media giornaliera cambia sensibilmente: 108 euro nel Settentrione e 80 al Sud, con un divario del 36%. Una forbice che, secondo l'analisi, non deriva da una minore propensione al lavoro nel Meridione, ma dalla maggiore diffusione di precarietà, part-time involontario, stagionalità e lavoro sommerso.

Il rapporto sottolinea inoltre la stretta relazione tra produttività e salari: dove è maggiore il valore prodotto per lavoratore, tendenzialmente sono più elevate anche le buste paga. Per contrastare il lavoro povero, la Cgia punta sulla stabilizzazione dei rapporti, sulla trasformazione del part-time involontario e su una maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello. Oggi quest’ultima interessa appena il 26% dei dipendenti privati italiani, circa 4,2 milioni di lavoratori.

Condividi questo articolo