Da Palazzo Te a Mantova alla Galleria Borghese le Metamorfosi secondo Isaac Julien
Alto Adige

Da Palazzo Te a Mantova alla Galleria Borghese le Metamorfosi secondo Isaac Julien

Lunedì 14 settembre 2026
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(ANSA) - ROMA, 14 SET - Si arricchisce ulteriormente il progetto espositivo 'Metamorfosi. Ovidio e le arti' nato dalla collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese, a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten: dal 15 settembre sino al 25 ottobre prossimo arriva infatti l'installazione filmica dell'artista e regista britannico Isaac Julien, 'All That Changes You. Metamorphosis', a cura di Lorenzo Giusti, concepita inizialmente per Palazzo Te a Mantova dove l'ispirazione è giunta dal ciclo di affreschi realizzato da Giulio Romano. Ripensata appositamente dall'artista per gli spazi dell'Uccelliera della Galleria Borghese, la videoinstallazione amplia il percorso espositivo attraverso il linguaggio immersivo dell'immagine in movimento. "Ogni luogo suscita impressioni diverse e imprime un cambiamento e questo è un tratto distintivo delle Metamorfosi, in continuità - afferma la Direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti - con la mostra che abbiamo ospitato dallo scorso giugno e che è stata prorogata sino all'11 ottobre 2026" per la prima volta rispetto al termine iniziale indicato dal museo; del resto "ha avuto tanta attenzione e tanto successo forse perché si inserisce appieno nella storia e nell'estetica della Galleria" osserva Cappelletti. In dialogo con i nuclei tematici di 'Metamorfosi. Ovidio e le arti', l'opera di Issac Julien rilegge il concetto di metamorfosi come processo continuo di trasformazione, intrecciando mito, temporalità multiple e relazioni tra specie. Con un linguaggio immersivo e caleidoscopico a partire dalle considerazioni iniziali della filosofa Donna Haraway sono due entità ultraterrene, profetiche, affidate all'interpretazioni di Sheila Atim e Gwendoline Christie (la Brienne del 'Trono di spade') a riflettere sul fatto che "in tutta la creazione non c'è niente di costante, tutto scorre" secondo le tematiche che da Eraclito ad Ovidio hanno attraversato l'antichità e sono riproposte dal progetto espositivo della Galleria che mescola arte antica, contemporanea, sculture e dipinti. "Del resto anche l'arte cambia continuamente e cambia la presentazione di quest'opera, dai dieci schermi in cui era stata concepita per Palazzo Te a questo singolo ma c'è una costante anche in come si rifrangono le immagini e nel modo in cui si visualizzano. Il testo è cambiato pochissimo anche perché abbiamo seguito la stessa colonna sonora" racconta l'artista conversando con l'ANSA. "Come protagoniste ho scelto Gwendoline, famosa come lady combattente nel Trono di spade perché ha questa immagine da dea, ma è anche una donna guerriera, volevo delle figure che ricordassero delle amazzoni. Anche Sheila Atim - sottolinea ancora parlando dell'altra protagonista, attrice di nascita ugandese naturalizzata britannica - ha lavorato al cinema in The Woman King con Viola Davis dedicato alle amazzoni africane nel periodo della nascita del colonialismo. Volevo delle figure di donne combattenti" ma non solo. "Ci sono molti riferimenti anche alla fiction di fantascienza" spiega l'artista che nell'opera cita la fantascienza speculativa di Octavia E. Butler all'interno di un lavoro durato due anni, girato "la scorsa estate tra Mantova, Londra e la California dove sono state realizzate le immagini dei boschi: in quest'ultimo caso perché abbiamo voluto fare riferimento ai grandi incendi di quell'area che hanno fatto nascere una distruzione ecologica. In Santa Cruz abbiamo incontrato Donna Haraway". Le riflessioni dell'autrice di 'A Manifesto for Cyborgs' sono l'incipit della videoinstallazione che poi propone una costellazione di luoghi che attraversano tempi e immaginari differenti: dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California, fino ad alcuni esempi di architettura contemporanea. "Tutto ciò che tocchi, lo cambi. Tutto ciò che cambi, ti cambia" dice il personaggio di Sheila Atim che però aggiunge anche il principio base delle metamorfosi l'eterno 'Tutto scorre'. E, ancora, con citazioni e suggestioni (una navicella spaziale multicolore e caleidoscopica pronta per il lancio) l'opera fa riferimento anche a Naomi Mitchison e al suo romanzo di fantascienza Memorie di un'astronauta, come conferma Mark Nash sceneggiatore della videoinstallazione. "Nel film si citano i viaggi spaziali con l'esplorazione di altri pianeti e altre forme di vita: si afferma l'importanza della comunicazione tra gli esseri umani, tra esseri umani e le piante, gli animali, e nella fantascienza tra esseri umani e altre specie". (ANSA).
   

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