Il rumore rosa aiuta a ripulire il cervello durante il sonno
Alto Adige

Il rumore rosa aiuta a ripulire il cervello durante il sonno

Mercoledì 16 settembre 2026
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Durante ilsonnoè possibile favorire lapulizia delcervello dallescorie ascoltando al momento giusto deibrevissimi impulsi dirumore rosa,un suono che contiene tutte lefrequenze udibili dall'orecchio umanoma con quelle più basse a un volume maggiorerispetto a quelle più alte (un po' come nel suono della pioggia o in quello di una cascata in lontananza). Lo hanno scoperto i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology grazie a uno studio,pubblicato su Science Translational Medicine, che potrebbe aprire nuovi scenari neltrattamento dell'insonniae dellemalattie neurodegenerative.

Lo stimolo uditivo utilizzato nella sperimentazione consiste in brevi emissioni di 50 millisecondi di rumore rosa, che sono state somministrate a 14 volontari sani in unmomentobenprecisodelsonno:quello in cuinel cervello si registra ilpicco delle onde lente associate alsonno profondo. In uno studio precedente si era infatti dimostrato che queste onde cerebrali sono strettamente correlate al movimento del liquido cerebrospinale, ovvero il liquido trasparente che circonda e protegge il cervello e il midollo spinale apportando nutrienti e rimuovendo i prodotti di scarto.

Gli impulsi di rumore rosa, somministrati con un'intensità tale da non provocare il risveglio, hanno aumentato l'ampiezzadelleonde cerebralilente. A loro volta queste onde hannostimolato la costrizione e la dilatazione deivasi sanguigni, azionando così una sorta dipompa chespingeilliquido cerebrospinale fuori dal cervello. Di conseguenza, è aumentata anche l'ampiezza delle onde che muovono il liquido cerebrospinale.

I ricercatori vogliono oracapire se il potenziamento del flusso del liquido cerebrospinalepossa aiutare a ottenere unsonno più ristoratore, soprattutto in chi soffre di insonnia. Inoltre, intendono verificare se aumentare il flusso del liquido,favorendolarimozionedelle sostanze di scartodal cervello, possa essere d'aiuto per le persone affette da Alzheimer e da altre patologie neurodegenerative caratterizzate dall'accumulo di proteine ​​dannose.

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