Grazie all'IA gli studi scientifici e parlano fra loro per accelerare le scoperte
Gli articoli scientifici dialogano fra loro, grazie al nuovoprogramma 'Paper2Agent'chetrasforma ogni studio(inclusi testi, dati, grafici e figure) in unagente di intelligenza artificiale interattivo, ovvero una sorta di autore virtuale in grado di spiegare i contenuti dell'articolo e di discuterne con altri agenti IA basati su altrettante pubblicazioni scientifiche. Questa nuova tecnologia, cheambisce a rendere la conoscenza più dinamicaperaccelerare le nuove scoperte, èpubblicata sulla rivista Nature dai ricercatori dell'Università di Stanford.
"Per quasi tutta lastoriadell'umanità, abbiamo rappresentato laconoscenza sotto forma diartefatti estremamente passivi: un tempo le persone incidevano la conoscenza nella pietra, mentre oggi la digitiamo sotto forma di parole su pagine; eppure, in un certo senso, le pagine non rappresentano un grande passo avanti", afferma il coordinatore dello studio, James Zou. "Invece di limitarci ad artefatti passivi,perché non trasformiamo ogni documento statico in un'incarnazione attiva della conoscenza?È un'opportunitàperripensare radicalmentelanatura stessa dellaconoscenza".
Gliarticoli scientifici 'parlanti'possonorispondere a domandesul lavoro svolto,applicare i metodi descritti a nuovi datie persinoconversare con altriagenti simili. Prendono vita grazie a un team di agenti di intelligenza artificiale che analizzano meticolosamente il singolo articolo pubblicato, insieme al codice e ai dati associati. Non si limitano a leggere il testo: in unambiente virtuale, gli agentisimulano laricerca documentata nell'articolo, spaziando dai reagenti necessari fino alla configurazione e all'esecuzione dell'esperimento, e memorizzano tali conoscenze. Resta centrale il ruolo dei ricercatori in carne e ossa, che possono essere interrogati dagli agenti IA in merito a dettagli come gli esperimenti falliti o le valutazioni soggettive alla base delle scelte sperimentali.
Per dimostrare l'efficacia di questo approccio, Zou e il suo team hannotrasformato in agenti IA due articoli scientifici non correlati tra loro: il primo descriveva uno strumento per prevedere l'impatto delle mutazioni genetiche sul genoma; il secondo illustrava uno studio volto a individuare le varianti genetiche associate al rischio di sviluppare il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (Adhd). Una volta trasformati in agenti, i due studihanno iniziato aindividuare i loropunti di contatto: l'agente dedicato alla previsione genomica ha applicato le proprie conoscenze al dataset sull'Adhd, segnalando una variante molecolare in prossimità di un gene associata a un maggior rischio di sviluppare il disturbo, un collegamento che non era mai stato segnalato in precedenza.
"In passato, se due gruppi di ricerca pubblicavano articoli distinti, dovevano in qualche modo trovarsi a vicenda", osserva Zou. Grazie agli agenti associati agli articoli,queste sovrapposizioni possono emergere spontaneamente, senza la necessità di un laborioso lavoro di ricerca manuale da parte dell'uomo.
Zou sottolinea che loscopo è favorire ladiffusione del lavoro dei ricercatori originali, non di oscurarne la paternità. Sostiene inoltre che i parametri entro cui gli agenti collaborano e compiono nuove scoperte dovrebbero essere attentamente guidati e monitorati, per garantire che tali collaborazioni diano priorità alla sicurezza e a una ricerca etica.