Adinolfi dai domiciliari al carcere: decisivo l’utilizzo dei social
Alto Adige

Adinolfi dai domiciliari al carcere: decisivo l’utilizzo dei social

Lunedì 21 settembre 2026
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Il giornalista ed ex parlamentare era ai domiciliari dall’8 luglio nell’ambito dell’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”. Secondo la Guardia di Finanza avrebbe violato ripetutamente il divieto di utilizzare dispositivi informatici e telematici

ROMA. Mario Adinolfi passa dagli arresti domiciliari al carcere. L’aggravamento della misura cautelare è stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma su delega della Procura. Il giornalista ed ex parlamentare era ai domiciliari dallo scorso 8 luglio nell’ambito di un’inchiesta in cui gli vengono contestati, tra gli altri, truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

Alla base del trasferimento in carcere ci sarebbe la reiterata violazione delle prescrizioni imposte con i domiciliari. Ad Adinolfi era stato vietato di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore. Secondo gli accertamenti, invece, avrebbe continuato a utilizzare i social network: RaiNews riferisce di 49 articoli e 23 post pubblicati durante il periodo ai domiciliari.

Per la Guardia di Finanza le violazioni avrebbero assunto un peso determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, anche per il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. La nuova misura è stata quindi disposta in sostituzione dei domiciliari.

L’indagine era partita dalle denunce di persone che avevano affidato somme di denaro ad Adinolfi pensando di partecipare al “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, promosso attraverso i social. Alcuni partecipanti avrebbero lamentato la mancata restituzione, totale o parziale, del denaro e dei rendimenti prospettati. Contestualmente alla misura di luglio era stato disposto un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro. Adinolfi, dopo l’arresto di luglio, aveva respinto le accuse.

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