I
dati dei
sensori e delle
reti di
monitoraggio ambientale diventano musica e immagini grazie a un
algoritmo e l'obiettivo di queste
opere d'arte in continua trasformazione è
raggiungere i
cittadini in
modo più efficace di quanto possano fare i
dati da soli: è quanto ha fatto il progetto
descrittosulla rivista Nature Sensors, che gli ha dedicato la copertina. Autori della ricerca sono Milena Di Canio di Sony Computer Science Laboratories, l’artista multisciplinare Filippo Gregoretti, docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il presidente e Ceo di Soni Cls Hiroaki Kitano, professore all’Okinawa Institute of Science and Technology, Vittorio Loreto, professore ordinario di Fisica dei sistemi complessi alla Sapienza Università di Roma e direttore di Sony Csl. La loro proposta è di “leggere i
sistemi di rilevamento ambientale non solo come strumenti di misurazione, ma come
interfacce culturali capaci di
trasformare i dati
ambientali in
consapevolezza pubblica, attenzione collettiva e
risposta condivisa”. Il punto di partenza è stata l’osservazione che
sensori, reti di monitoraggio e infrastrutture di raccolta dati possono
registrare il
cambiamento ambientale con una
precisione senza precedenti, “ma il dato da solo non basta”, rilevano: “perché possa sostenere consapevolezza e azione collettiva, deve diventare percepibile, interpretabile e significativo nello spazio pubblico”. Di qui il concetto di ascolto collettivo, come “capacità collettiva di riconoscere i segnali ambientali,
comprenderne le
implicazioni e
rispondere prima che
diventino emergenze”. In questa prospettiva, proseguono gli autori della ricerca, “i sistemi di environmental sensing possono essere pensati non solo come dispositivi tecnici, ma come interfacce culturali: strumenti capaci di mettere in relazione misurazione scientifica, esperienza sensibile, immaginario pubblico e responsabilità istituzionale”. La riflessione è partita anche da
Ulysses’ Gates, il
progetto nel quale oltre un
secolo di dati sulla laguna e le maree, segnali ambientali e dati sul funzionamento del Mose sono diventati in suono, musica e immagini generative. Presentato in occasione della Biennale di Venezia 2026, il progetto di Filippo Gregoretti, Hiroaki Kitano e Vittorio Loreto si inserisce nel percorso di
Climate-tides,
progetto di art–science dedicato a maree, cambiamento climatico e nuove forme di ascolto della natura nel quale i dati diventano “un mezzo per rendere il cambiamento ambientale percepibile, condivisibile e capace di generare consapevolezza”.