La solitudine riprogramma il cervello favorendo il consumo di alcol
Alto Adige

La solitudine riprogramma il cervello favorendo il consumo di alcol

Venerdì 25 settembre 2026
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Lasolitudine puòriprogrammare icircuiti delcervello favorendo ilconsumo di alcol: ilmeccanismo è statoosservato per laprima voltaneitopi di sesso maschile nello studio condotto negli Stati Uniti dai ricercatori della Northwestern University e del Salk Institute for Biological Studies. I risultati,pubblicati sulla rivista Nature Neuroscience, forniscono un potenzialebersaglio biologicosu cui agire per trattare l'abuso di alcolderivante dall'isolamento sociale, un problema di salute pubblica che sta diventando sempre più diffuso.

I ricercatori hanno condotto lo studio su topi adulti di entrambi i sessi, che sono stati inizialmente alloggiati in gruppo. Successivamente, alcuni animali sono stati trasferiti in gabbie singole per simulare l'isolamento sociale, mentre gli altri sono rimasti insieme come gruppo di controllo. Ogni giorno, per circa un'ora, è stata data loro la possibilità di bere da una bottiglia d'acqua o da una bottiglia contenente una soluzione alcolica al 15%. Le loro scelte e i consumi sono stati monitorati per circa due settimane, durante le quali itopi maschi isolatihannoprogressivamente aumentatol'assunzione di alcol,mentre le femmine l'hanno ridotta.

Utilizzando microscopi miniaturizzati, i ricercatori hannoregistrato l'attività di specifichecellule cerebralimentre gli animali si muovevano liberamente e sceglievano se bere alcol. Le cellule monitorateformano un circuitochecollega l'amigdala basolaterale(la struttura che elabora i segnali emotivi e di stress) allacorteccia prefrontale mediale(la regione che regola il processo decisionale). 

Ilprossimo obiettivodei ricercatori saràcapire qualimeccanismi mantengano iperattivo questo circuito durante l’isolamento e in che modo le regioni cerebrali a valle contribuiscano agli effetti sul consumo di alcol. Sarà inoltre importante chiarire perché maschi e femmine rispondono in modo così diverso all’isolamento, verificando il possibile ruolo degli ormoni e di differenze più profonde nell’organizzazione e nel funzionamento dei circuiti cerebrali. Un ulteriore passo fondamentale sarà verificare se questi risultati siano riscontrabili anche nell’essere umano.

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