Fascicolo sanitario elettronico 2.0, per rendere i dati uniformi e comprensibili
(ANSA) - ROMA, 01 OTT - Consentire il trasferimento, la comprensione e l'utilizzo corretto dei dati contenuti nel Fascicolo sanitario elettronico da parte di sistemi, professionisti e strutture differenti, mantenendo inalterato il loro significato clinico. E' la necessità emersa nel corso del 58/mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica-Medicina di Laboratorio (Sibioc), in corso a Rimini, che ha dedicato un approfondimento proprio al Fascicolo sanitario elettronico 2.0. "Un esame - sottolinea la Sibioc in una nota - deve poter essere riconosciuto, letto e confrontato correttamente anche in una struttura diversa da quella in cui è stato eseguito. Questa prospettiva si inserisce tra i requisiti richiesti dal nuovo European Health Data Space (Ehds), orientato alla costruzione di regole, standard e infrastrutture comuni per favorire l'uso sicuro e interoperabile dei dati sanitari elettronici in Europa".
Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, osserva ancora la società scientifica, segna il passaggio progressivo dal documento statico al dato strutturato. "Il referto di Medicina di Laboratorio, infatti, - aggiunge - non è più soltanto un documento da archiviare o consultare, ma diventa parte di un patrimonio informativo che deve poter accompagnare la persona nei diversi luoghi e momenti del percorso di cura". "Il Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta una grande opportunità, ma non è sufficiente trasferire un referto dal cartaceo al digitale - sottolinea Sabrina Buoro, Presidente Sibioc -. Il salto di qualità consiste nel fare in modo che il risultato diagnostico possa seguire la persona, essere riconosciuto nei diversi sistemi e mantenere ovunque lo stesso significato clinico. Questo ha dirette conseguenze sulla qualità e sulla sicurezza delle cure: un dato comprensibile, confrontabile e affidabile consente al medico di ricostruire meglio la storia del paziente e assumere decisioni più appropriate". Secondo un'indagine nazionale tra 254 professionisti della Medicina di Laboratorio, solo il 40% dei partecipanti riferisce un'adozione almeno parziale dello standard internazionale utilizzato per identificare gli esami di laboratorio. Anche dove il sistema è stato introdotto, tuttavia, il grado effettivo di applicazione non è sempre conosciuto: il 60% dei partecipanti dichiara di non disporre di informazioni sufficienti sulla sua estensione; solo il 20% indica una copertura superiore all'80%". (ANSA).