Antartide, in 5 anni le emissioni di CO2 aumentate di oltre 5 volte
Alto Adige

Antartide, in 5 anni le emissioni di CO2 aumentate di oltre 5 volte

Giovedì 22 ottobre 2026
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Le emissioni di anidride carbonica (CO2) inAntartide, sonoaumentate di oltre 5 voltefra il 2020e il2025. E' quanto emerge dallo studio che ha analizzato il carbonio geologico e idrogeologico emesso dal permafrost, condotto da un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e delle Università di Otago e Waikato (Nuova Zelanda) nellaTaylor Valley, una delle principali aree libere dai ghiacci delle McMurdo Dry Valleys (continente antartico). La ricerca,pubblicata sulla rivista Global Biogeochemical Cycles, indica l’esistenza di unmeccanismo di rilascio ancorascarsamente rappresentato nelle attuali ricostruzioni del ciclo del carbonio alle alte latitudini. Un risultato, rilevano Cnr e Ingv, che conferma ilvalore dellaricerca italiana in Antartide e l’importanza di programmi di lungo periodo.

A segnalare il marcato aumento del degassamento del suolo leanalisi molecolari e isotopiche di anidride carbonica e metanocondotte nel2020, nel2023 e nel2025. "Ilflusso medio di CO2 - sottolinea Livio Ruggiero, geochimico dell'Istituto di Geoscienze del Cnr e associato di ricerca presso l’Ingv, - è passatoda 1,73 grammi per metro quadrato al giorno nel 2020 a 9,49 nel 2025,con un incremento di circa 5,5 volte. Nello stesso periodo, il valoremassimo misuratoè cresciutoda 11,36 a 72,99 grammi per metro quadrato al giorno". 

I cambiamenti più marcati sono stati registrati in specifiche aree della Taylor Valley, la cui struttura sotterranea, particolarmente complessa, comprende uno strato di permafrost non uniforme, sacche d'acqua ad alta concentrazione salina e una fitta rete geologica e idrica. "Dati alla mano - continua Ruggero - emerge che ilpermafrost antartico può essereattraversato dacarbonio proveniente da sistemi molto più profondi". Per i ricercatori la firma isotopica, cioè ‘l’impronta digitale’ chimica che rivela l'origine del carbonio, rappresenta uno degli elementi chiave del lavoro. "I risultati dimostrano che una quota importante del carbonio rilevato nel suolo - sottolinea Alessandra Sciarra, dell’Ingv - non è prodotta da microbi o vegetazione in superficie, ma ha un’origine geologica profonda". "Questo studio - conclude Fabio Florindo, presidente dell’INGV e coautore dello studio - mostra quanto siaessenziale osservare l’Antartide come unsistema integrato, nel quale atmosfera, criosfera, idrosfera e geosfera interagiscono tra loro".

Tuttavia, gli autori sottolineano che i dati disponibili non consentono ancora di individuare una singola via di risalita o uno specifico meccanismo ne di attribuire direttamente l’aumento osservato allo scongelamento del permafrost. 

Le attività di ricerca sono state condotte nell’ambito deiprogetti Pnra Seneca e SENECA 2, durante la XXXV, XXXVIII e XL spedizione italiana in Antartide, con il supporto logistico di UTA-ENEA e Antarctica New Zealand.

IlProgramma Nazionale di Ricerche in Antartide(PNRA) è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e gestito dal Cnr per il coordinamento scientifico, da Enea per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi.

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