Tumore al polmone, funziona una nuova terapia per pazienti con particolari mutazioni geniche
Una nuova combinazione di molecole (osimertinib in associazione a savolitinib) ha ridotto il rischio di progressione del 45% nel tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione Egfr e alterazione del gene Met - che interessa circa 1500 pazienti in Italia ogni anno - riducendo del 32% il rischio di morte e prolungando la sopravvivenza globale mediana di circa cinque mesi. Questi i risultati dello studio di fase 3 Saffron presentati al Congresso 2026 della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) e pubblicati contemporaneamente su The New England Journal of Medicine.
I risultati hanno mostrato che la combinazione di osimertinib e savolitinib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 45% rispetto alla chemioterapia. A un anno, una quota stimata del 36% dei pazienti trattati con la combinazione risultava libera da progressione, rispetto al 10% nel braccio di confronto. La combinazione ha prolungato la sopravvivenza globale mediana di 4,9 mesi rispetto al braccio di confronto (17,8 contro 12,9 mesi). Si stima che il 70% dei pazienti trattati con la combinazione fosse ancora in vita a un anno, rispetto al 53% nel braccio di confronto.
"Questi risultati - spiega Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano - segnano un passo decisivo verso un nuovo standard terapeutico per i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione di Egfr che sviluppano, dopo il trattamento con osimertinib, una resistenza acquisita mediata da alterazioni del gene Met, che si stima siano circa un terzo di questa popolazione. Attualmente non sono ancora disponibili terapie target in formulazione orale e in grado di intervenire su questa causa di progressione di malattia. La combinazione di osimertinib e savolitinib ha prolungato significativamente la sopravvivenza globale di quasi cinque mesi in questo setting avanzato, stabilendo un nuovo punto di riferimento clinico e rafforzando la necessità di eseguire i test per le alterazioni di Met per orientare la cura dei pazienti".
"Ogni anno, in Italia, vengono stimati circa 45.000 nuovi casi di carcinoma polmonare - afferma Silvia Novello, responsabile dell'Oncologia Medica presso l'Aou san Luigi Gonzaga di Orbassano -. Purtroppo, circa l'80% delle diagnosi avviene in fase avanzata, da qui l'importanza di opzioni terapeutiche sempre più efficaci per questi pazienti. La mutazione del gene Egfr è presente in circa il 10% dei casi di carcinoma polmonare non a piccole cellule, soprattutto nei non fumatori. I risultati dello studio Saffron dimostrano che la combinazione dell'inibitore di Met savolitinib con osimertinib garantisce un'efficacia clinica superiore e un controllo del tumore più a lungo termine rispetto alla chemioterapia standard a base di platino, offrendo ai pazienti un'importante opzione terapeutica per via orale".
"Gli importanti risultati dello studio Saffron, tuttavia, non sono applicabili a tutti i pazienti con tumore del polmone che presentano progressione di malattia e, in particolare, non sono applicabili a tutti i casi caratterizzati dalla presenza di mutazione di Egfr, ma richiedono una rigorosa selezione - spiega Massimo Di Maio, Presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Diventa quindi fondamentale effettuare un ulteriore test molecolare alla progressione, per definire lo stato di Met e identificare i pazienti che possano realmente beneficiare della nuova combinazione. Alla luce dei dati dello studio, diventa ancora più importante il lavoro del team multidisciplinare, per un adeguato e tempestivo inquadramento diagnostico e per la scelta della miglior terapia per ciascun paziente. La biologia del tumore può mutare nel tempo, e di conseguenza la caratterizzazione molecolare del tumore non è importante solo al momento della diagnosi e della scelta del trattamento di prima linea, ma anche in momenti successivi della storia del paziente".