Marisa Merz, tre mostre per riscoprire 'un'artista imprendibile'
Libera, indipendente, non convenzionale e soprattutto "imprendibile": Marisa Merz sfugge a ogni definizione univoca. Per avvicinarsi al suo universo servono più punti di vista. È questo, come spiega la figlia Beatrice, il punto di partenza del progetto La danza delle ore, che coinvolge tre istituzioni torinesi in altrettanti percorsi autonomi e complementari, dal 29 ottobre al 4 aprile 2027, nel centenario della nascita dell'artista. Un lavoro collettivo che ripercorre una ricerca in cui arte e vita, quotidianità e sperimentazione si intrecciano continuamente.
Al Castello di Rivoli, la mostra curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio esplora la dimensione ambientale e spirituale dell'opera, a partire dalla ricostruzione dell'installazione E il naufragar m'è dolce in questo mare, presentata nel 1980 alla galleria Tucci Russo e alla Biennale di Venezia. Oltre sessanta lavori raccontano il rapporto tra arte e spazio, mentre dieci artiste contemporanee, tra cui Tacita Dean, Miriam Cahn e Lara Favaretto, entrano in dialogo con la ricerca di Merz, mettendone in luce l'eredità e la vitalità nel presente.
Alla Fondazione Merz, con la curatela di Sébastien Delot e Beatrice Merz, il fulcro è la sperimentazione sui materiali e sui processi creativi. Oggetti e materie apparentemente semplici si trasformano attraverso accostamenti, sovrapposizioni e variazioni, rivelando possibilità inattese. È una ricerca che trova particolare espressione nelle opere tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, dove anche un gesto minimo può generare forme sorprendenti. La Gam, con Chiara Bertola e Chiara Parisi, guarda invece alla casa come studio e laboratorio, luogo in cui esperienza quotidiana e pratica artistica diventano inseparabili. Opere storiche convivono con lavori inediti e con Living Sculpture del 1966, restituita al pubblico dopo il restauro. Il percorso racconta una creatività alimentata da gesti, relazioni e materiali come rame, filo, stoffa, cera e argilla. Completa il progetto un nuovo intervento di Tacita Dean, realizzato nella casa-studio torinese dell'artista attraverso un film e una serie di fotografie, dedicati alla luce, alla memoria e al legame tra abitare e creare. Ad accompagnare le mostre saranno un catalogo unico e Marisa Polifonica, programma pubblico condiviso dalle tre istituzioni.
"Vorrei che si percepisse la sua libertà d'azione, la sua indipendenza, quanto fosse non convenzionale. Vorrei che rimanesse tale a cent'anni e anche per il futuro", ha detto Beatrice Merz. La danza delle ore invita a guardare Marisa Merz "senza cercare di imprigionarla in una definizione, lasciandosi guidare dalla curiosità e dalla sensibilità. La sua arte, da percepire con la mente e con il cuore, continua a suggerire che non bisogna avere paura di sperimentare, di seguire intuizioni inattese e di mettere in discussione ciò che sembra acquisito. Un gioco di pensieri e sguardi che, a cent'anni dalla nascita, mantiene intatta la sua capacità di interrogare il presente e aprire nuove strade per il futuro".