Tribunale, gli architetti: «Lasciamo lo squarcio»
Alto Adige

Tribunale, gli architetti: «Lasciamo lo squarcio»

Mercoledì 28 ottobre 2026
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Il presidente Tahler: “Diamo un segno dei tempi nuovi”. L’assessore Bianchi: “Li coinvolgeremo su come e cosa costruire”

BOLZANO. Dopo Oswald Zoeggler, anche l'architetto Claudio Lucchin guarda al varco che il crollo del quadrante centrale del tribunale ha aperto sul paesaggio montano che chiude la conca bolzanina e dice: «Quella sorpresa che ha colto tutti noi in quei giorni anche drammatici potrebbe diventare il nuovo segno della ricostruzione». E dunque l'architetto del Noi Techpark - altra immissione del contemporaneo nell'era industriale littoria - propone: «Lasciamo il varco, diamo l'idea che la giustizia non si chiuda ma si apra». E aggiunge: «Se i simboli del ventennio non sono più integri, evitiamo di reinstallarli dov'erano. Capisco distruggerli a freddo ma ora...».

Resta aperto dunque il confronto tra chi chiede una ricostruzione filologica, - molto complessa dopo eventi traumatici come terremoti o, come nel caso bolzanino, crolli - e chi invece, come ad esempio la stessa presidente del Tribunale Francesca Bortolotti, guarda senza preclusioni a immissioni anche strutturali nuove al posto delle vecchie. Tuttavia, ora, la questione riguarda i tempi di ripristino dei parametri di sicurezza interna dell'edificio. Che l'assessore provinciale Christian Bianchi, che coordina i gruppi tecnici al lavoro per verificare la tenuta dell'insieme, giudica come presupposto in vista di qualsiasi iniziativa al riguardo. Ora le notizie sono due e in qualche modo coincidono nelle finalità.

La prima è che l'Ordine degli architetti si dice pronto a offrirsi come elemento di possibile valutazione delle opzioni in campo nella fase di ricostruzione. «Siamo convinti - spiega il suo presidente, Wolfgang Thaler - che quanto accaduto possa trasformarsi in una opportunità offerta a tutta la comunità bolzanina per poter dare un segno dei tempi nuovi». E guarda, l'architetto, a quanto avvenuto a proposito di tanti edifici simbolici per le città, partendo dal Reichstag berlinese, dove la ricostruzione è consistita nel dare una risposta "civile" e di democrazia al nuovo parlamento, non più solo legato al suo passato.Tanto più, ecco un altro elemento di dibattito, che un tribunale che non abbia una sua ricostruzione solo filologica potrà interfacciarsi con l'altro edificio che lo guarda di fronte, gli uffici finanziaria ex sede del Pnf, il partito nazionale fascista, che ospita ora la scritta luminosa di Hannah Arendt in grado a sua volta di rompere col passato.

«Si tratterebbe in questo caso - aggiunge Thaler - di tenere un collegamento con quanto fatto». Inoltre, un architetto, Rodolfo Zancan, che peraltro è familiare di un giudice, ha già iniziato a confrontarsi sul tema del ripristino. «Il quale potrebbe finalmente portare - conclude Thaler - a valorizzare l'ingresso attraverso la scalinata monumentale e non, come ora, dentro un pertugio laterale». L'altra notizia è che lo stesso Bianchi ha in animo di organizzare un gruppo di ascolto per discutere sulle direttrici che dovrà intraprendere la ricostruzione e che questo gruppo partirà proprio dal coinvolgimento dell'Ordine degli architetti. In sostanza riproponendo la commissione che si occupò della storicizzazione del Monumento alla Vittoria ma partendo, in questo caso, da discussioni molto più tecnico- architettoniche. In sostanza, prima ancora che si sia deciso come muoversi all'interno, il tribunale sembra dirci di essere disposto a discutere di sé. P.CA.

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