Moni Ovadia, a ottant'anni ho paura solo dei servi
ANSA - Cultura

Moni Ovadia, a ottant'anni ho paura solo dei servi

Martedì 14 aprile 2026
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"I criminali Trump e Netanyahu esistono grazie a loro"

(di Francesco Gallo) "Oggi, a ottant'anni, ho paura solo dei servi. Senza di loro i criminali dittatori come Trump e Netanyahu avrebbero potuto fare ben poco. Grazie ai servi che si inchinano davanti a loro, ci troviamo in questa situazione".
    Così all'ANSA Moni Ovadia nato a Plovdiv nel 1946, ottant'anni il 16 aprile, mostra ancora una volta che oltre ad essere attore, cantautore, scrittore e produttore discografico è soprattutto un uomo pieno di coraggio per il suo attivismo politico di ebreo antisionista.
    Perché si è misurato in così tante arti? "Ho sempre vissuto facendo tutto quello che avesse la capacità di stupirmi. Sono stato poi un uomo fortunato, ho incontrato infatti sul mio cammino tanti maestri. A diciassette anni ho avuto come guida un etno-musicologo straordinario come Roberto Leydi, un altro mio maestro è stato poi Claudio Magris. E poi incontri folgoranti come quello con Tadeusz Kantor, il grande genio della scena teatrale polacca che considero forse il più grande teatrante di tutto il Novecento".
    Ci sono stati altri incontri importanti? "A trentacinque anni ho fatto analisi freudiana per otto anni per quattro volte alla settimana e mi sono salvato la vita, cioè sono uscito da quelle forme di coazione a ripetere che ti incastrano".
    Un bilancio della sua vita alla vigilia degli ottanta? "Ho conquistato una certa serenità e guardo con soddisfazione al mio percorso. Mio padre voleva facessi il dentista o il direttore di banca e io ho fatto il contrario. A cinquant'anni ho trovato poi la mia compagna di vita (la stilista Elisa Savi, ndr), donna straordinaria con la quale vivo da trent'anni. E questo con stima e libertà reciproca perché credo che una coppia non deve diventare una galera".
    Rapporti con la spiritualità? "Non sono credente, ma credo che la spiritualità sia la dimensione interiore per costruire un senso nella vita. Per quanto riguarda la creatività poi, per me conta l'etica rispetto all'estetica".
    Come si vede oggi? "Per il mio impegno sociale e umano sono considerato dal mainstream una specie di terrorista estremista, il fatto è che sto col popolo palestinese radicalmente anche se sono ebreo. Va considerato che il sionismo è un crimine colonialista razzista e segregazionista. Il grande rabbino Soloveitchik diceva che è una forma terrificante di idolatria della terra e l'idolatria è il grande nemico dell'ebraismo. Se fossi un credente direi che il sionismo è la punizione che Dio ha lanciato contro gli ebrei per avere scelto la via nazionalista e il nazionalismo è un crimine in sé stesso perché discrimina gli uomini e ci ha regalato già due guerre mondiali e fra poco anche una terza".
    Che succederà secondo lei? "Non sono ottimista, credo vedremo cose molto dolorose nel prossimo e medio futuro perché sono rinate le forze oscure del suprematismo, della volontà di dominio sugli altri, del razzismo e del colonialismo. Trump e Netanyahu sono due concentrati di questa spaventosa logica e mentalità criminale e andrebbero secondo me chiusi in case di cura perché c'è in loro un aspetto decisamente psicopatologico. Sono un teorico dell'esilio che è la condizione ideale per l'uomo di imparare a vivere da straniero".
    Cosa non sopporta degli uomini? "La stupidità. La pensava così anche il grande Albert Einstein: 'Conosco due cose infinite: l'universo e la stupidità umana. Poi si fermava un po' pensoso e aggiungeva: però dell'universo non sono sicuro".
   

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