Beef 2, lo scontro tra generazioni come conflitto di potere e ricchezza
L'acclamata miniserie di Lee Sung Jin torna su Netflix con Oscar Isaac e Carey Mulligan
(di Lucia Magi) Una dark comedy tesa e affilata, costruita attorno a due coppie e a un incidente banale che innesca una spirale di manipolazioni e ricatti: la seconda stagione di 'Beef' - da oggi su Netflix - si muove con precisione tra dinamiche di potere e fragilità emotive, trasformando un microcosmo privilegiato in uno specchio della società statunitense.
La miniserie creata da Lee Sung Jin e premiata con otto Emmy nel 2023 torna con una nuova 'faida quotidiana' (questo il significato idiomatico della parola 'beef') e un cast nuovo di zecca, guidato da Oscar Isaac e Carey Mulligan, alla loro terza collaborazione dopo 'Drive' nel 2011 e 'A proposito di Davis', due anni dopo.
Al centro degli otto episodi, due coppie agli antipodi.
Ashley (Cailee Spaeny, la Priscilla Presley di Sofia Coppola) e Austin (Charles Melton, visto in 'May December' a fianco di Julianne Moore) sono giovani, precari e innamorati. Lavorano in un esclusivo country club per Joshua (Isaac) e Lindsay (Mulligan), più maturi, più ricchi e assai meno innamorati.
Quando i due ragazzi filmano i datori di lavoro nel mezzo di una lite furiosa, prende forma una catena di manipolazioni, coercizioni e ricatti.
"Non avevo nessun'idea per il nuovo capitolo finché l'universo me l'ha sbattuta in faccia come uno schiaffo - racconta Sung Jin in conferenza stampa a Los Angeles -. Un giorno, da casa, ho sentito dei vicini litigare in modo molto acceso. L'episodio in sé aveva poco di straordinario, ma lo sono state le reazioni. Quando ho raccontato l'episodio ai miei amici più giovani, della Gen Z, sono rimasti sconvolti: 'Hai chiamato il 911? Ti sei assicurato che stessero tutti bene?'. I miei coetanei, tra Millennials e Gen X, invece, liquidavano la cosa, della serie: 'Mah, niente di che'".
In questo scarto di percezione, che è uno scarto generazionale, sta il cuore della stagione. Come nella prima — dove un banale sgarbo stradale si trasformava in una critica feroce delle disuguaglianze e delle idiosincrasie statunitensi — anche nella seconda, la scrittura di Sung Jin usa la dark comedy per scandagliare la società attuale.
"Ho un'immaginazione piuttosto limitata, quindi cerco di prendere quello che posso dall'universo", scherza lo sceneggiatore e showrunner nato a Seoul nel 1981. La storia è ambientata a Montecito, esclusiva località sulla costa californiana, a un passo da Santa Barbara. "Un mio amico - continua - aveva appena venduto la sua azienda tecnologica per 4 miliardi di dollari e si era comprato lì una bella villa. Per un periodo gli ho fatto da 'house sitter' e usavo il suo abbonamento al Country Club". Proprio lì, prende forma il soggetto per la nuova serie: "Era un compendio dell'intera società. La maggior parte dei membri apparteneva alla Silent Generation e ai Baby Boomer; i dipendenti erano Millennials e Gen Z. Per quanto duramente lavorino quei dipendenti, non diventeranno mai membri. Volevo raccontare la frustrazione di sentirsi depredati da chi è venuto prima e da politici che smantellano le protezioni e i contrappesi che mantenevano in equilibrio il capitalismo".
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