Petros Markaris, 'quell'antico cammino culturale di Grecia e Italia'
Al Salone con il nuovo romanzo, l'emergenza abitativa nell'Atene di oggi
"La presenza della Grecia come Paese ospite al Salone del Libro sancisce il cammino culturale dei nostri due popoli", osserva Petros Markaris nell'incontro inaugurale dedicato alla Grecia al Salone Internazionale del Libro di Torino. Un legame che, sottolinea, affonda le radici "nell'antica Atene e nella Roma antica", passando per la Magna Grecia fino ai rapporti sviluppatisi nel XIX secolo, ma che non riguarda solo l'Europa: "Ci sono anche i rapporti con i Paesi del Maghreb. È una storia che dura da millenni".
Lo scrittore, al Salone per presentare La ricchezza che uccide (La Nave di Teseo), nuovo capitolo della serie del commissario Kostas Charitos, riflette anche sul tema della lingua e dell'identità. "Io ho cominciato parlando greco. Tutti parlavano greco nella mia famiglia, frequentavo scuole greche.
Ho sempre desiderato esprimermi nella mia lingua madre". E aggiunge: "Non so quale sia la mia patria come nazione, ma per me patria è la lingua nella quale riesci a dire ciò che vuoi con voracità e precisione".
Alla domanda sul rapporto tra Grecia popolare e Grecia letteraria, Markaris taglia corto: "Per me non è un argomento.
Parlo e scrivo la lingua di oggi, non quella puristica né quella antica. Tutti gli scrittori contemporanei hanno lottato per imporre la lingua popolare".
Nel nuovo romanzo il poliziesco lascia ancora più spazio alla dimensione sociale. "Mi preoccuperei se non cambiasse nulla", dice. "Come cambiano gli uomini cambiano anche gli eroi". Il tema centrale del libro è l'emergenza abitativa nella Grecia contemporanea: "L'alto costo degli affitti è diventato un problema sociale e familiare. Ho voluto raccontare gli effetti che questa crisi può avere". E rivela: "Il titolo greco era 'Le necrofore dello sviluppo'. Non so perché gli editori italiani abbiano scelto di cambiarlo".
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