Lea Ypi, la dignità è una qualità morale, è resistenza
La filosofa al Salone del Libro di Torino, 'l'Europa non deve partire dal riarmo'
(dell'inviata Mauretta Capuano) Aveva perso tutto, famiglia, onori, contatti, il potere che aveva avuto provenendo da una famiglia aristocratica, ma Leman Ypi diceva che la cosa più importante di tutte le era rimasta, ed era la dignità. "Mia nonna aveva questa concezione della dignità come di una qualità morale, legata alla nostra forza di volontà, che nessuno riesce a toglierci neanche in una prigione, in un gulag, in un campo di concentramento". Lo racconta all'ANSA la filosofa albanese Lea Ypi, amata dalle nuove generazioni, che si è laureata alla Sapienza di Roma e parla perfettamente l'italiano, al Salone del Libro di Torino 2026 con il suo nuovo libro 'Dignità' , appena arrivato in libreria per Feltrinelli.
"Per quanti sforzi facciano i regimi per spogliarti di tutto, in realtà se ti resta la forza di volontà, la capacità di resistere, di combattere, di essere sempre consapevole di certi compromessi che puoi rifiutare, ti rimane la dignità. È questo il nucleo della resistenza" spiega Ypi. "Questa capacità di resistere alla tirannia - dice la scrittrice filosofa - è quello di cui abbiamo bisogno e che dobbiamo recuperare oggi per non perdere l'orizzonte di speranza da cui poi scaturisce anche l'azione politica. Consente di superare il pensiero paralizzante del 'che cosa posso fare io?', 'che senso hanno i miei sforzi in un mondo controllato dagli oligarchi, dai tiranni, dai forti al potere?".
I giovani che sono cresciuti con l'idea di non avere un futuro pensa che possano recuperare questa capacità? "Dipende dal contesto in cui uno cresce però credo che non si possa dire che i giovani non abbiano voglia di cambiare o non pensino al futuro. Credo che il problema sia piuttosto che mancano le forme di organizzazione politica che gli permettono di progettare insieme e di esprimere questa volontà di cambiamento con gli altri, in solidarietà, non nella solitudine dei social media. La responsabilità rispetto a questo non è dei giovani, sono le strutture politiche, i partiti politici che devono cercare di ripensare la democrazia oltre alla semplice rappresentanza di andare a votare".
Romanzo familiare che racconta la saga di una famiglia, storia politica dell'Europa, dal crollo degli imperi al crollo del comunismo che fa vedere i grandi movimenti del XX secolo e inchiesta filosofica su quale sia il significato appunto della dignità, sia a livello della persona che dei progetti politici, il libro di Lea Ypi è tutte queste cose insieme.
"Oggi l'Europa si trova ad un bivio e credo che le scelte che sta facendo adesso non siano quelle che dovrebbe fare. L'Europa è sempre stata dipendente dagli Stati Uniti, adesso c'è un'esigenza di maggiore indipendenza, però il riarmo, la difesa devono essere l'ultimo passo, non il primo. Bisogna costruire un processo politico e sociale perché prima per difenderti devi avere qualcosa da difendere" spiega Ypi, che vive e lavora a Londra.
'Dignità' vuol essere anche un invito a riflettere, attraverso la figura potente di Leman Ypi, su come rapportarci alla memoria e alle fonti istituzionali, agli archivi. L'ispirazione di 'Dignità' parte da una foto della nonna della scrittrice in viaggio di nozze nel 1941, sorridente, avvolta in una pelliccia bianca, postata sui social da qualcuno che Lea Ypi non aveva mai incontrato. "Era in parte collegata alla pubblicazione di 'Libera', il mio precedente libro che in Albania aveva suscitato una discussione su come intendevo la libertà, con polemiche sui social, sulla mai famiglia e la figura di mia nonna. Quando viene calpestata la vita di una persona che è morta sorge il problema della responsabilità di chi rimane di mettere le cose a posto. La ricerca per questo libro è in parte storica, negli archivi ,e d'altra parte pone però il problema che quando cerchi le fonti non c'è un punto di vista neutrale ma di un potere costituito".
"Vediamo ripetersi tutto: il risorgere del fascismo, la crisi economica, le elite transnazionali. La storia si ripete ma dobbiamo imparare dagli errori del passato e per farlo dobbiamo capire come accedere alla memoria. A darci gli strumenti per ripensare il potere in modo critico - sottolinea la filosofa - è la letteratura perché permette di fare domande sul vuoto degli archivi. In fondo non è importante quello che troviamo, ma come raccontiamo. Mia nonna diceva sempre 'l'importante non è cosa ricordiamo, ma come ricordiamo' .
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