Nobel Krasznahorkai, la crisi è uno stato naturale dell'umanità
ANSA - Cultura

Nobel Krasznahorkai, la crisi è uno stato naturale dell'umanità

Sabato 16 maggio 2026
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Al Salone del Libro per il Premio Mondello, "se ci sono amanti di Orban possono uscire"

(dell'inviata Mauretta Capuano) "La crisi è uno stato naturale dell'umanità, non è un errore. Noi siamo dentro la crisi.
    L'evoluzione è una crisi continua. Noi vediamo la pace come uno stato desiderabile e quindi positivo e la crisi come qualcosa che interrompe la pace, ma non è così". Il Nobel ungherese per la Letteratura 2025 László Krasznahorkai, al Salone del Libro per la consegna del Premio Mondello Autore Straniero, si racconta con il suo stile radicale davanti a una platea silenziosa che lo applaude. Del suo Paese non parla e quando alla fine Vanni Santoni, che conduce l'incontro, chiede una sua opinione sul cambiamento in Ungheria e sul futuro della nazione ungherese, e risponde: "Se ci sono amanti di Viktor Orban possono uscire". Poi legge in ungherese un brano poetico tratto dal suo ultimo libro 'La sicurezza della nazione ungherese', appena arrivato in libreria per Bompiani, che è la storia di un'amicizia tra un entomologo e un certo Laszlo.
    "Racconta di due persone, avrei sempre voluto scrivere libri senza personaggi umani ma non ne sono capace. Se guardo la vita, la natura, l'universo lo trovo meraviglioso e vorrei descriverlo, ma arriva sempre un personaggio umano che rovina tutto. I protagonisti sono due umani così diversi che sembrerebbe impossibile si incontrino nella vita reale. Uno è uno scienziato che raccoglie farfalle, l'altro è uno scrittore di successo che vorrebbe concludere la sua carriera, ma non sa come. Si rivolge quindi all'entomologo e gli pone una domanda che da sempre lo incuriosisce e spera che lo scienziato, grazie al suo metodo di ragionamento, possa aiutarlo. La domanda prende spunto da una bellissima quercia che lui osserva da tanti anni.
    Da dove arriva quella forza e volontà di vivere? Qual è l'obiettivo? Lo scienziato ha difetti fisici e le persone lo guardano sempre male. Dovrebbe essere portato a odiare il mondo intero e invece è una persona mite che ama tutto e tutti. Questo rapporto di amicizia ci porta a capire che la domanda è posta male, non ha senso e la risposta non c'è" racconta Krasznahorkai di cui nessuno riesce a pronunciare il nome in modo corretto.
    Dopo Satantango, un libro nero, tutti i romanzi successivi sono stati tentativi di migliorarlo. "Non volevo il ruolo di scrittore. Non avevo l'urgenza di esprimermi, non mi interessava" dice e poi parla del rapporto con il regista Belatarr che ha portato sul grande schermo diversi suoi romanzi: "Devo ringraziarlo per aver corretto attraverso i suoi film gli errori che avevo fatto nei mie libri. Noi come spettatori cinematografici dobbiamo tanto a lui che ha fatto film bellissimi".
    "Ho continuato a scrivere libri per correggere quelli orribili che li avevano preceduti. Un libro seguiva l'altro, sempre peggio, sempre peggio. Più che una discesa direi che è stata una scala, ogni gradino ero sempre più in basso fino al premio Nobel quando mi sono trovato davanti al re svedese. A lui non potevo dire non sono stato niente. La verità è che io volevo diventare nulla, alcunché. Ho fatto di tutto per essere nulla, il risultato è che sono qui" ha raccontato.
    Tema ricorrente nei suo libri è l'idea che possa o debba arrivare un salvatore. E poi o non arriva o è estremamente deludente. "Noi umani abbiamo questo problema che consiste nel fatto che quando aspettiamo il Messia non lo stiamo aspettando.
    In realtà non abbiamo bisogno del profeta ma del falso profeta".
    Scrittore di libri con frasi lunghe, lunghissime, Krasznahorkai racconta che fin da bambino si è quasi sempre e soltanto occupato di musica. "Anche se non consapevolmente, di sicuro questa formazione musicale ha avuto effetto sulla mia scrittura.
    Inoltre sono ossessionato dal bello, sono indifeso davanti alla bellezza".
   

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