I dipinti di Bamiyan e lo slancio per una "futura presenza afghana alla Biennale"
Ambasciatore Zekriya, popolo afghano può continuare a esistere attraverso memoria e arte
Riportare l'Afghanistan nel dibattito culturale internazionale come interlocutore attivo attraverso un progetto dedicato ai dipinti di Bamiyan che risalgono al quinto e nono secolo dopo cristo, tra i più antichi esempi conosciuti di pittura a olio nella storia dell'umanità. L'iniziativa 'Before Europe Painted in Oil: The Bamiyan Paintings' - Prima che l'Europa dipingesse a olio: i dipinti di Bamiyan', presentata durante i giorni di anteprima della Biennale Arte di Venezia, vuol essere non solo l'apertura di un dialogo tra civiltà ma un "preludio simbolico a una futura presenza afghana alla Biennale di Venezia" dove, pur non avendo mai avuto in passato un padiglione nazionale c'è un "serio slancio verso la possibilità di crearne uno in futuro" come ha annunciato il Senior Advisor, Mahdi Ghorbani.
L'evento culturale, ospitato dall'Ambasciata e Missione della Repubblica Islamica dell'Afghanistan a Roma, nel Palazzo storico Donà dalle Rose a Venezia con cui è stato organizzato in collaborazione, ha proposto una ricostruzione della storia e della scoperta clamorosa dei dipinti di Bamiyan, con scene religiose, Buddha seduti ai piedi di palme in compagnia di creature mitologiche e una riflessione più ampia sul ruolo storico dell'Afghanistan lungo la Via della Seta, il movimento delle forme artistiche attraverso l'Eurasia, la continuità dell'influenza culturale persiana nel corso dei millenni e il rapporto tra archeologia, memoria e identità.
Al centro anche l'importanza della diplomazia culturale tra la Repubblica Islamica dell'Afghanistan e l'Europa, un ampio scambio artistico-culturale fatto di musica, conversazioni e performance. "In tempi segnati da frammentazione e incertezza, il dialogo culturale diventa più importante che mai.
L'Afghanistan possiede un patrimonio civile e artistico profondo che continua a far parte della storia culturale condivisa dell'umanità. La Biennale di Venezia offre uno spazio in cui il dialogo tra popoli e culture può continuare oltre le divisioni politiche, e in cui il popolo afghano può continuare a esistere attraverso la memoria, l'arte e lo scambio intellettuale" ha spiegato l'Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Afghanistan in Italia Khaled Ahmad Zekriya al quale un rinomato artista cinese ha donato un'opera realizzata personalmente durante il periodo della Biennale.
'Before Europe Painted in Oil: The Bamiyan Paintings' è stato concepito come un atto di reintroduzione culturale. Per troppo tempo l'Afghanistan è esistito nell'immaginario internazionale quasi esclusivamente attraverso il linguaggio della guerra, della tragedia e del collasso. Eppure, secoli prima che la pittura a olio emergesse nell'Europa rinascimentale, gli artisti di Bamiyan stavano già sperimentando tecniche che avrebbero successivamente trasformato la storia dell'arte. Questo progetto è stato un tentativo di ricordare che l'Afghanistan non è un vuoto culturale ai margini della civiltà, ma storicamente uno dei grandi crocevia della civiltà stessa. La risposta ricevuta a Venezia ha dimostrato qualcosa di profondamente importante: esiste ancora un autentico desiderio internazionale di vedere l'Afghanistan tornare non soltanto come soggetto geopolitico, ma come presenza culturale" ha sottolineato il Senior Advisor, Mahdi Ghorbani.
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