Nathacha Appanah, il troppo amore non c'entra nulla con i femminicidi
ANSA - Cultura

Nathacha Appanah, il troppo amore non c'entra nulla con i femminicidi

Sabato 23 maggio 2026
1 visualizzazione

Esce 'La notte nel cuore' della scrittrice mauriziana con donne vittime del loro compagno

NATHACHA APPANAH, LA NOTTE NEL CUORE (PP 220, EURO 19,50)

Quali parole, quale lingua, quale sonorità utilizzare per ridare voce a chi è condannata al silenzio? È partita da qui la scrittrice e giornalista mauriziana Nathacha Appanah per ricostruire i femminicidi della giovane Chahinez Daoud, bruciata viva dall'ex marito a pochi metri da casa sua, nel maggio 2021 vicino a Bordeaux, e di sua cugina Emma, assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. Morti che hanno riaperto una ferita personale, quella di lei ragazza che dai 17 ai 25 anni ha vissuto con un uomo possessivo e violento che l'ha quasi uccisa.

Tutte e tre hanno provato a scappare dai maltrattamenti e dall'oppressione, ma solo Appanah può raccontarlo e lo fa nel libro 'La notte nel cuore' (Einaudi) in cui intreccia la sua verità a quella di queste donne, sottraendole all'oblio. "La mia esperienza con la violenza non potevo raccontarla fintanto che non l'avessi trasformata in letteratura ed è stato con l'uccisione di Chahinez Daoud che ho pensato che avrei potuto scrivere qualcosa su questo tema, qualcosa che però è soprattutto incentrato sul tempo delle donne che si contrae, a volte è elastico" dice all'ANSA Appanah, in questi giorni in Italia e tra le protagoniste più attese del Salone del Libro di Torino appena concluso. "Io ero molto giovane quando ho subito la violenza del mio compagno d'allora. Avevo un modo di vedere le cose individuale. Poi invecchiando e scrivendo ho capito lentamente che ogni donna che incontravo, di cui conoscevo la storia, era una parte di me, quindi erano tutte in me queste donne" racconta Appanah, 52 anni, che è nata a Mauritius e vive in Francia da molti anni e con 'La notte nel cuore' è stata finalista al Prix Goncourt, nella cinquina del Premio Strega Europeo e ha vinto il Prix Goncourt des Lycéens.

"Sapevo che avrei dovuto confrontarmi con donne che erano state ammazzate. Ho voluto però lavorare partendo dalla morte per andare verso la vita. Sapevo che erano donne forti, che avevano preso delle decisioni. Rifiutavo quindi l'idea che veniva in qualche modo diffusa che fossero deboli, che non avessero carattere le donne vittime di femminicidi. Confesso che, quando ho cominciato a scrivere, avevo pensato di utilizzare per me un sinonimo, comunque di non parlare di me in prima persona. Avevo quasi scelto di darmi del lei, nel senso che io parlavo di lei parlando di me, non volevo comparire. Poi è subentrata una riflessione di tipo etico e morale, mi sono detta 'attraverso di loro posso raccontare anche la mia storia' e mi sono posta come davanti a uno specchio, riflessa in loro. L'autorizzazione a scrivere l'ho avuta dai loro genitori, dai figli, dalla famiglia e penso che Chahinez ed Emma sarebbero state d'accordo". Forte, struggente e poetico pur nella tragedia del tema affrontato, il libro di Appanah - in cui vengono anche esaminati tanti documenti della stampa, della giustizia - porta alla luce il meccanismo in cui sono rimaste intrappolate queste donne e lei stessa. "Per questi crimini passionali si rimane sempre legati all'idea che sia un'eccessivo amore, il desiderio, a portare alla morte ed è questo a preoccuparmi. Bisognerebbe ricordare che ogni delitto ha le sue dinamiche e il femminicidio coniugale in particolare non è equiparabile a nessun altro crimine" sottolinea la scrittrice.

Ma lei che ha vissuto in prima persona questa violenza, quali crede siano le cose più importanti da fare? "Sono molte le differenze tra i tre personaggi di questo libro, quello che ci accomuna è il fatto che siamo state tutte e tre vittime di un'ossessione, di una coercizione e anche del tentativo di una cancellazione del nostro essere, del nostro pensiero. Io sono stata fortunata, sono viva e non rientro in una statistica. Perché il mio compagno dell'epoca non sia arrivato a portare a termine le sue intenzioni non lo so, me lo sono chiesta tante volte. Quello che ho avuto ben presente, mentre ero prigioniera nella sua auto, era il suo desiderio di cancellarmi, oltre all'annientamento psicologico. Quindi posso dire che sono stata fortunata rispetto alle altre. In Francia - continua - andrebbe fatto qualcosa per migliorare anche il modo in cui viene accolta la donna che va al commissariato per denunciare una violenza, un'aggressione".

Dopo aver scritto 'La notte nel cuore' è cambiato qualcosa per lei? "Mi è stato molto utile rivedermi giovane, questo però non toglie che alcune cose nella mia vita si siano rotte. Non esiste un piano B per alcune di queste cose, non è possibile ripararle, però ho imparato ad accettarle e vado avanti".

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Condividi questo articolo