L'eroismo silenzioso de 'Las Invisibles' nella mostra del Guatemala alla Biennale Arte
Ospitata nello Spazio Berlendis a Cannaregio fino al 22 novembre
L'eroismo silenzioso delle donne delle comunità Maya, madri e mogli che offrono la propria esistenza alla collettività logorandosi nel corpo, fino a cancellare le loro impronte digitali nel gesto quotidiano di macinare il mais sul comal rovente per dare nutrimento alla famiglia. È al centro del progetto espositivo profondo e polifonico 'Las Invisibles', curato da Stefania Pieralice e Elsie Wunderlich, con cui il Guatemala torna alla 61ma Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale, fino al 22 novembre 2026 a Venezia. Ospitata nello Spazio Berlendis a Cannaregio 6301, la mostra dà voce a chi, per secoli, è rimasto nell'ombra, trasformando il sacrificio quotidiano in un atto di resistenza culturale.
"Le impronte svaniscono, portando via passato e futuro, ma ciò che resta è un'identità comunitaria incrollabile" spiega la curatrice Stefania Pieralice, autrice di numerosi approfondimenti critici, pubblicati su riviste di settore, che riguardano il ruolo della donna in America Latina. "In queste donne, il silenzio - aggiunge - non è assenza, ma uno spazio di moderazione etica e resilienza eroica". "Questa proposta celebra la saggezza delle donne, riflettendo pienamente i valori di valorizzazione delle radici indigene che la nostra amministrazione sostiene con forza" ha sottolineato il ministro della Cultura del Guatemala e Commissario del Padiglione, Luis Méndez Salinas.
Le donne guatemalteche rappresentano quelle "tonalità minori" e potenti in linea con il tema della Biennale 2026 'In Minor Keys' di Koyo Kouoh.
Le opere in mostra, frutto di una selezione di artisti nativi e internazionali legati al Guatemala, esplorano il corpo femminile non più come oggetto, ma come soggetto attivo e consapevole e il legame sacro con il mais e la terra come alternativa ai modelli capitalistici occidentali. Tra loro due italiani: Arkeo, artista bolognese che cela la sua identità dietro questo nome d'arte, con una scultura realizzata in ferro, lavorato e saldato artigianalmente, che prende spunto dalla dea maya Ixchel e la torinese Luana Bottallo, in arte LuBi con un'installazione luminosa immersiva costruita attorno alla propria impronta digitale. C'è anche il Soy artistic group formato da Christin Behrend, Franca Fabrizio e Yang YeXin e poi Elsie Wunderlich, Jorge Chavarría, Manuel Navichoc e Ana Lorena Núñez.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA