Riportato alla luce a Marsala il mosaico della "venatio"
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Riportato alla luce a Marsala il mosaico della "venatio"

Martedì 26 maggio 2026
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Scoperto 50 anni fa era stato ricoperto di terra

È stato riportato alla luce, a distanza di oltre cinquant'anni, il mosaico con scena di caccia scoperto dall'archeologa Carmela Angela Di Stefano nel 1972 nell'area di Capo Boeo, tra la chiesa di San Giovanni Battista e viale Isonzo. Nel tempo era stato ricoperto dalla terra.
    "Si tratta - spiega una nota del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala - di un pregevole esempio di mosaico romano imperiale, realizzato con tessere minutissime (opus tessellatum) che rendono la volumetria dei corpi e la prospettiva, grazie alla straordinaria gamma di colori (nero, blu, azzurro, rosso, giallo ocra e marrone), utilizzati in varie gradazioni e con sapienti effetti di chiaroscuro. La scena di caccia è incorniciata da due eleganti cornici, quella esterna a meandro intrecciato alternato a riquadri con fiore cruciforme al centro, quella interna con treccia a quattro capi, resa a vivaci tonalità di azzurro e rosso, intercalate a tessere bianche".
    La "venatio" è raffigurata su due livelli: in quello superiore c'è una figura maschile, vestita di corta tunica e con alti calzari ai piedi, preceduta da un cane in corsa, sta cacciando un cervo, del quale si scorgono soltanto gli arti a causa dell'ampia lacuna sul lato sinistro; in quello inferiore campeggia, invece, un cacciatore a cavallo, che punta la lancia contro un leone, accasciato a terra e grondante di sangue a causa del colpo infertogli da una lunga lancia. Manca purtroppo il lato destro della scena, non scavato nel 1972, sul quale si sovrappongono due livelli pavimentali e che sarà rimesso in luce, con metodo stratigrafico, in una prossima campagna di scavi, sia per recuperare l'intero pavimento musivo, sia per comprendere le fasi di vita e di abbandono della casa.
    L'attuale campagna, voluta dalla direttrice Anna Occhipinti, si sta realizzando con la collaborazione della cooperativa ArcheOfficina e l'apporto scientifico dell'archeologa del Parco, Maria Grazia Griffo, e rientra in un più ampio progetto che, in collaborazione con la Eea - Cisc di Granada, sta indagando le fasi di vita meno note della Lilibeo tardo romana e bizantina e il cruciale passaggio alla fase islamica ed altomedievale, segnata dal cambio del toponimo in Marsā 'Alì.
   

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