Comprato a un'asta, arriva all'Accademia di Brera album di Giuseppe Bossi
Per anni in una collezione privata con oltre 300 disegni dell'artista lombardo
Un album rimasto per anni in una collezione privata, 380 disegni di Giuseppe Bossi e Andrea Appiani, e una mobilitazione della Milano dell'arte per evitare che la raccolta venisse dispersa. Nell'anno del 250/o anniversario della fondazione dell'Accademia di Belle Arti di Brera, il patrimonio dell'istituzione si arricchisce con la donazione dell'Album Vallardi, acquistato grazie alla Fondazione Equita e a un gruppo di mecenati milanesi. L'album apparteneva alla collezione privata Venzaghi ed è composto in gran parte da disegni di Giuseppe Bossi, pittore e storico segretario dell'Accademia di Brera, figura centrale del Neoclassicismo lombardo. Tre fogli sono invece attribuiti ad Andrea Appiani.
La raccolta era stata assemblata nell'Ottocento dall'editore e collezionista Giuseppe Vallardi. "Leggendo il catalogo di una casa d'aste sono caduto su questo album", racconta il presidente dell'Accademia Marco Galateri di Genola. "Sapere che fosse legato a Bossi, che era stato il primo presidente dell'Accademia, mi ha emozionato subito". Il problema erano i tempi strettissimi: "Era venerdì e l'asta sarebbe stata il martedì successivo".
Da lì parte una corsa contro il tempo. Galateri contatta la Fondazione Equita e nel giro di poche ore viene costruita una rete di sostegno economico. Determinante anche il ruolo della Soprintendenza, che ha notificato l'opera impedendone l'esportazione. "Mercanti e antiquari importanti non hanno neppure pensato di partecipare all'asta", spiega Paola Strada della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano, "ma si sono riconosciuti nell'ente più adatto a custodire questa raccolta". I disegni comprendono studi di figure, scene sacre e composizioni ispirate a Michelangelo, Leonardo e Raffaello.
Tra i fogli più importanti ci sono quelli preparatori per la "Riconoscenza della Repubblica Italiana a Napoleone", conservata a Brera, e per l'"Apoteosi di Bodoni", oggi alla Biblioteca Palatina di Parma.
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