Fleur Jaeggy racconta Ingeborg Bachmann nel centenario
ANSA - Cultura

Fleur Jaeggy racconta Ingeborg Bachmann nel centenario

Venerdì 29 maggio 2026
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In un piccolo memoir che inaugura la collana Microgrammi di Adelphi

(di Mauretta Capuano) FLEUR JAEGGY, GLI ULTIMI GIORNI DI INGEBORG' (ADELPHI, PP 44,EURO 6,00). Poche parole per un grande ritratto, per restituire "quell'ineluttabile delicatezza d'animo, se così ci si può esprimere, nel rivolgersi verso altri e soprattutto verso gli amici" che apparteneva ad Ingeborg Bachmann. Solo Fleur Jaeggy poteva raccontare così l'amicizia di una vita con la scrittrice e poetessa austriaca nel centenario della nascita, il 25 giugno 1926, e riaprire la ferita sulla sua morte, il 17 ottobre 1973 a Roma, dopo quasi un mese di agonia nel reparto ustionati dell'Ospedale Sant'Eugenio di Roma. La causa pare sia stata una sigaretta caduta accidentalmente mentre Ingeborg era a letto, ma le circostanze restano tutt'ora poco chiare. "Ancora oggi pensi che Ingeborg si sarebbe potuta salvare" dice Jaeggy ne 'Gli ultimi giorni di Ingeborg' che inaugura la collana Microgrammi di Adelphi, editore di tutte le opere della scrittrice e drammaturga svizzera, naturalizzata italiana, l'autrice de 'I beati anni del castigo'.
    La telefonata che annuncia qualcosa che sembra subito irreparabile, la chiamata all'ospedale fingendosi medico per sapere le reali condizioni dell'amica, il coma, la corsa all'aeroporto da Zurigo per raggiungere Roma. Il silenzio accanito, "criminale" di chi la ha soccorsa, i brandelli di una camicia da notte di nylon che non si è più trovata. Il desiderio di Ingeborg Bachmann di essere essere sepolta al cimitero degli inglesi a Roma, ma i parenti l'hanno portata a Klagenfurt.
    In copertina una foto di Ingeborg e Fleur insieme a Vienna nel 1970, scattata dall'editore Roberto Calasso che ci ricorda che la Bachmann è stata anche "qualcosa che somiglia alla parola felice".
    In questo piccolo prezioso memoir in tre momenti ci sono i giorni, un mese, passato dalle due scrittrici insieme a Poveromo-Forte dei Marmi dove il piacere massimo era restare a casa e dove un giorno va a trovarle Italo Calvino che non parla. Ingeborg e Fleur si mettono d'accordo e fanno lo stesso.
    Dopo un quarto d'ora lo scrittore rompe il silenzio con un "Eh...ehm" e si avvia una parca conversazione. Fleur Jaeggy racconta anche che quando si sposò con Calasso voleva che l'autrice di Malina e di Invocazione all'Orsa Maggiore, facesse il viaggio di nozze con loro, ma lei "preferì di no".
    Il fuoco e quel presagio di morte che si trova nel romanzo Malina torna anche nei discorsi delle due scrittrici sulla vecchiaia. Una cosa "orribile" diceva Bachmann e Fleur Jaeggy sognava di andare a stare in campagna con l'amica che in fondo amava quando sarebbero diventate vecchie.
    "Insistevo. Allora Ingeborg assentiva. Ma lo faceva - racconta - come se non prevedesse un futuro".
   

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