Venanzio Postiglione, l'etica riparte da dieci parole tradite
"Dobbiamo reimparare a parlare, a discutere, raccontare le nostre radici"
(di Francesco De Filippo) VENANZIO POSTIGLIONE, 'LE DIECI PAROLE TRADITE' (Solferino; 185 pag; 17 euro) Democrazia, pace, felicità, fraternità, libertà e ancora misura, parità, pianeta, talento e infine verità sono termini e valori etici oggi traditi, stravolti, cambiati e irriconoscibili. Del loro vero significato e degli autori che le hanno scoperte e riscoperte parla "Le dieci parole tradite. Come abbiamo smarrito le radici della nostra civiltà: dalla democrazia al talento" (Solferino editore), il libro di Venanzio Postiglione.
L'autore, vicedirettore del Corriere della Sera e recentemente anche direttore del settimanale Sette, ne associa un'altra di parola, limitandosi però a enunciarla, forse in coerenza con il significato semantico di questa stessa, "utopia". Scelta che sembra voler lasciar spazio a territori cognitivi e sociali migliori: una speranza. Il libro passa infatti in rassegna l'etimologia di alcune parole alla base della nostra civiltà, specchio di umanità e di cultura, che spesso partono dai miti più belli nel loro valore originario, come quelli dell'antica Grecia - tanto avanzata nella elaborazione di un sistema di governo democratico quanto spregiudicata nella gestione dello schiavismo e nel tenere la figura femminile al di fuori dell'agorà politica - o delle radici della lingua, come il sanscrito e più in là ancora nel tempo, l'indoeuropeo.
Allora in un excursus storico e sociale, da quei lemmi Postiglione - che ha fondato e dirige la Scuola di giornalismo "Walter Tobagi" dell'Università Statale di Milano - giunge fino ai nostri giorni dove la lucente democrazia ateniese si declina tristemente nell'aggettivo illiberale, la misura (temperanza) all'epoca tanto coltivata, sfocia nel suo opposto (ingiustificabile accumulo di denaro, di potere), per non parlare del talento ormai chiuso a chiave, della verità sommersa dalle falsità in un gioco di specchi e rimandi in cui non si distingue più la realtà dal mai avvenuto.
In una analisi colta e trasversale, senza indugi partitici o partigiani, Postiglione individua nel presidente Donald Trump il prototipo, l'incarnazione di questi eccessi e del fallimento dei progetti di pace, egualitarismo e benessere diffuso. Perfino la felicità non è più un bene pubblico, mentre la fraternità è sparita anche dai sogni e la libertà è travolta dall'odio social.
Smarrendo il significato e lo spirito delle dieci parole non perdiamo un dizionario ma smarriamo la nostra stessa vita, la coscienza, per ripiombare nella giungla. Privi però perfino dei codici di salvaguardia della specie che invece gli animali hanno conservato.
Una guida etica articolata in dieci capitoli. Ma, in definitiva, il singolo cittadino, come deve comportarsi? "Deve essere sempre più consapevole, deve reimparare a parlare, a discutere, deve parlare con i ragazzi a scuola, nelle università, credendoci. Dobbiamo raccontare le nostre radici, con un po' di cuore, con un po' di partecipazione positiva", risponde Postiglione. Provarci almeno, prima del ritorno dei dinosauri.
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