Zerocalcare a Stories, 'Due spicci parla anche della paura di diventare grandi'
ANSA - Cultura

Zerocalcare a Stories, 'Due spicci parla anche della paura di diventare grandi'

Sabato 30 maggio 2026
2 visualizzazioni

Nella puntata in onda lunedì alle 21.00 su Sky TG24 e sabato alle 12.15 su Sky Arte

È Zerocalcare il protagonista della nuova puntata di "Stories", il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, con la regia di Francesco Venuto, l'artista si racconta in "Zerocalcare - Saghe, anime, t-rex e tetris". In onda lunedì 1° giugno alle 21.00 su Sky TG24, sabato 6 giugno alle 12.15 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.
    Al centro dell'intervista, la sua nuova serie 'Due spicci' disponibile su Netflix, scritta, diretta e doppiata da lui, "parla del mio personaggio che scopre che il suo amico e socio in affari è ricoperto di debiti, e deve capirne il motivo, è una specie di noir. Sono contento di come è uscita". La serie affronta diversi temi, come il mondo dell'imprenditoria, le relazioni di coppia, la violenza: "A un certo punto tutti i personaggi, anche delle serie precedenti, devono fare i conti con a che punto sta la loro vita, con le aspettative che avevano. Tratta anche la paura di diventare grandi, ma con la consapevolezza che ormai siamo grandi". Da poco l'evento al Circo Massimo per il lancio della serie: "Io ero convinto che sarebbe stato un fallimento", ammette, "pensavo sarebbero venute poche persone tipo 45. Invece ne sono arrivate 9500 di più di quelle che pensavo".
    Nell'intervista emerge anche il legame con le passioni di sempre, dall'immaginario pop alla cultura nerd, "da ragazzino stavo in fissa con 'Jeeg robot'". "Mia madre è francese e non ho avuto un'educazione religiosa in senso classico, forse sono politeista; quindi, per me il mondo delle divinità era quello dei cartoni", un immaginario che continua a influenzarlo, "quando nella mia serie il mio personaggio incontra l'onnipotente, ha la faccia di Zeus di 'Pollon', era proprio così nella mia testa". Una nota importante riguarda Max Pezzali, da sempre nelle sue cuffiette: "Probabilmente il mio lavoro non esisterebbe senza di lui, per me è il più grande cantautore vivente. Ha raccontato l'etica degli sfigati normali, e poi ho adorato la serie sugli 883". Tra ironia e riflessione, emerge così il ritratto di un autore che continua a interrogarsi sul proprio ruolo: "Quando una persona ti scrive una cosa bella, ovviamente ti gratifica. Però ultimamente questa cosa, che era per me una motivazione forte, mi mette angoscia. Mi sembra che mi vengano proiettate addosso delle aspettative che io non sono in grado di realizzare". Indiscutibile l'idea che "raccontare storie è la cosa che mi piace davvero. Quello voglio continuare a farlo. Il resto devo capire come renderlo compatibile", sottolineando così la necessità di un cambiamento: "Non mi va più di fare questa roba in questo modo. Se trovo una chiave per continuare a raccontare storie senza stare dentro a cose che mi fanno stare male, allora sì".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Condividi questo articolo