Marilyn Monroe, l'ascesa di un mito nel suo viaggio del 1954 in Corea
Su Retequattro in seconda serata l'1 giugno in prima assoluta il documentario di Jeudi
(di Francesca Pierleoni) Un semplice palco di legno, con un piccolo backstage , una minuscola area per cambiarsi, delineata a volte solo da una tenda, e per esibirsi il vestito viola preferito dal marito appena sposato, il campione di baseball Joe DiMaggio. Eppure, nel momento in cui partiva la musica e appariva sul proscenio, di fronte a decine di migliaia di soldati in Corea, nel 1954, si vedeva solo la straordinaria personalità di una star naturale, di una donna sensibile e empatica, nonostante la pressione dei suoi fantasmi passati e di Hollywood. Sono fra le istantanee dell'icona nel documentario Marilyn Monroe - Ascesa Di Un Mito di Patrick Jeudy, che a 100 anni esatti dalla nascita della diva debutta lunedì 1 giugno in prima assoluta e in esclusiva su Retequattro in seconda serata.
Un racconto scandito dai filmati d'archivio, foto, testimonianze e altri materiali, meticolosamente restaurati e la straordinaria testimonianza di Marilyn stessa, che sette anni dopo quegli spettacoli condivise ricordi e aneddoti inediti dell'esperienza in un programma dell'Nbc. E' il febbraio 1954, quando Marilyn, interrompe brevemente la luna di miele in Giappone con Joe DiMaggio (si erano sposati il 14 gennaio), avendo accettato l'invito dell'esercito americano di andarsi ad esibire, con un minitour di quattro giorni, per le truppe in Corea, dove da qualche mese il conflitto era terminato, grazie all'armistizio raggiunto nel luglio 1953. L'attrice si unisce così a uno degli show itineranti ai quali stavano partecipando in quei mesi, fra gli altri anche Ingrid Bergman, Bing Crosby, Marlene Dietrich e Danny Kaye, per le decine di migliaia di soldati, che aspettavano di poter tornare a casa. Un percorso complesso, con più show durante le varie giornate, spostandosi in aereo continuamente tra diverse basi, in temperature che andavano anche sotto lo zero. Uno dei motivi per cui indossava, quando non era sul palco, come molte delle altre star che partecipavano, la divisa militare, con giaccone e stivali. Una precauzione che non impedirà però l'insorgere dei primi sintomi di una polmonite. Marilyn, che prima e dopo gli spettacoli si ferma anche a parlare con i soldati, a fare autografi e foto con loro, nelle sue performance canta tre canzoni e viene accolta dal tripudio del pubblico di militari, che vogliono solo vedere lei, arrivando anche a interrompere gli altri performer.
"E' la prima volta che mi sono sentita una star, quell'esperienza resterà con me per sempre" racconta sette anni dopo. Il viaggio per Marilyn è anche l'occasione di uno spazio di libertà da un marito che già si stava dimostrando eccessivamente geloso, e dai comportamenti prevaricatori del produttore Daryl Zanuck, che pretendeva di controllare le sue scelte e la sminuiva continuamente. La sua indipendenza invece l'attrice la dimostra anche durante il tour, quando, anche di fronte a incidenti e difficoltà (come i vuoti di memoria che a volte le rendono difficile memorizzare un testo) va avanti, o quando dice no agli ufficiali dell'esercito che le chiedono di cambiare una canzone del suo show, giudicata troppo allusiva.
Lei risponde che è un brano di Gershwin e accetta solo di modificare una parola nel ritornello, cantando Kiss me again invece di Do it again. D'altronde, la sua forza di carattere Marilyn Monroe era emersa pure qualche mese prima, firmando per un magazine un articolo intitolato 'I lupi che ho conosciuto' nel quale aveva svelato, come ricorda il documentario, "la verità dietro lo sfarzo di Hollywood, denunciando il sistema costruito da uomini potenti per approfittarsi dei sogni e delle vulnerabilità delle giovani attrici".
Al ritorno da qual viaggio Marilyn inizia a chiedere ruoli diversi, cachet più alti e il diritto di dire la sua sul proprio lavoro. E nell'autunno del 1954, meno di un anno dopo la Corea, lascia Joe diMaggio (che continuava a chiederle di abbandonare la sua carriera) e cerca di reinventare la sua vita.
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