Roberto Concas e la Divina proporzione, guardare la complessità delle cose semplici
(di Elisabetta Stefanelli) ROBERTO CONCAS, ''SANTISSIMA TRINITÀ E DIVINA PROPORZIONE'' (GIUNTI, PP 272, EURO 33,25).
Lo dichiara subito Roberto Concas, senza infingimenti, la sua non è una ricerca che chiede di essere accettata, e non richiede nemmeno un atto di fede, ma è ''una struttura da esaminare e verificare'', che rappresenta per tutti - e questo mi sento ampiamente di confermarlo - ''un percorso nella conoscenza''.
Ora di quale conoscenza si tratti ci dà qualche indizio illuminante nella bella prefazione Don Mariano Matzeu, docente di Teologia dogmatica dell'Istituto superiore di scienze religiose di Cagliari. ''La lettura di queste pagine - scrive - non può che stimolare una profonda riflessione su come l'arte possa continuare a essere una fonte di ispirazione e di rivelazione nel nostro cammino di conoscenza. Attraverso l'arte e la teologia, possiamo trovare un terreno comune su cui costruire un dialogo che sia significativo e profondo. La bellezza dell'arte cristiana ci invita a guardare oltre le apparenze, a scoprire la luce divina che permea la nostra esistenza e a riscoprire il valore inestimabile di ogni vita umana''. E allora, affidandoci alle parole dello stesso studioso, intraprendiamo quello che appare come un vero e proprio viaggio, dietro il velo dell'apparente semplicità dell'arte, perchè come scriveva Alessandro Manzoni citato da Concas, ''La grande poesia (e l'arte) deve ispirarsi di sentimenti semplici ed eterni. Non v'è cosa tanto difficile da intendersi quanto le cose semplici''. Quindi, ci guida l'autore, bisogna liberarsi dell'impressione iniziale delle cose, e nel caso dell'Uomo Vitruviano di Leonardo - perchè è da l'analisi di questa opera che tutto ha inizio - bisogna lasciarsi alle spalle l'idea basata su ''informazioni essenziali ed entropiche'' che si tratti semplicemente di quello che vediamo, una meravigliosa rappresentazione dei canoni di bellezza antropomorfici. Umano troppo umano verrebbe da dire, quello che non lo è spiega Concas in questo spettacolare volume che propone ''una rilettura dell'arte, sotto l'egida della Divina proporzione, per ritrovarne le vestigia trinitatis, aprirebbe orizzonti rimasti inesplorati negli ultimi tre secoli''. E per comprendere il fascino accattivante della ricerca basterebbe solo vedere l'immagine del bellissimo Incredulità di san Tommaso di Caravaggio, con la posizione dell'incredulità degli astanti tracciata proprio attraverso queste linee inclinate sottostanti e per nulla casuali o solo ''estetiche'' dei protagonisti del quadro. Ma cercare di riassumere in poche righe l'impresa di una vita, è veramente mortificante, e se l'autore cita Sant'Agostino per dire ''Se non crederete non capirete'', io mi sentirei di dire che il valore aggiunto di questo volume è anche nel principio filosofico che la ricerca e il sapere non raggiungono mai un punto definitivo. La conoscenza è solo un tassello, e ''Santissima Trinità e Divina Proporzione'' di Roberto Concas è non solo un tassello importante ma anche spettacolare da sfogliare e da leggere e magari da cui partire per andare oltre, che voi crediate o meno.
''Le domande si profilano come infinite, peraltro senza poterne dare un ordine di di priorità offrendo, comunque, molte ragioni per un nuovo inizio, sul lavoro appena ultimato''.
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