Gli 80 anni di Paolo Petroni e i suoi 60 di critica teatrale, l'omaggio all'Argentina
ANSA - Cultura

Gli 80 anni di Paolo Petroni e i suoi 60 di critica teatrale, l'omaggio all'Argentina

Venerdì 5 giugno 2026
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Per il suo libro 'La scrittura del teatro' parlano Audino, Maccarinelli, Soddu e Strinati

C'era una volta il critico teatrale che andava inaspettato a vedere uno spettacolino in una sala romana da cinquanta posti come il teatro dell'Orologio che a fine anni '80 ospitava lavori off e che oggi ha chiuso i battenti: "la locandina era stata fatta con una foto di mia figlia neonata, era estate e nessuno in giro, ma a me esordiente sembrava una grande opportunità. Poi qualcuno mi avvertì: in platea c'è Paolo Petroni, che emozione" racconta il drammaturgo e regista Alberto Bassetti, nel lontano 1989 al suo debutto con 'Il segreto della vita'. Quel critico, per 37 anni firma del 'Corriere della Sera' e dal 1980 dell'ANSA, celebra oggi l'ottantesimo compleanno e un altro traguardo, 60 anni di militanza nel giornalismo culturale, un percorso professionale per Petroni indissolubilmente legato alla storia della critica e del teatro italiano.
    Di qui l'omaggio che la Fondazione Teatro di Roma ha voluto dedicargli nella Sala Squarzina del Teatro Argentina dove la riflessione, con colleghi e amici di Petroni, con letture affidate all'attore Stefano Santospago, ha preso spunto dalla presentazione del suo libro 'La scrittura del teatro - Drammaturgia italiana al passaggio del secolo' (Gambini) con cui il critico ha tracciato una mappa fondamentale per comprendere la produzione drammaturgica italiana tra fine Novecento e il nuovo millennio. E' lo storico dell'arte Claudio Strinati a ricordare il lavoro comune all'Istituto di studi pirandelliani ("lui presidente e io nel cda") dove "la sua attitudine da cronista, frutto anche della sua militanza all'ANSA, fu messa in campo con esiti molto belli" per esempio nella mostra su Luigi e Fausto Pirandello, il figio pittore del grande drammaturgo. Una dinamica padre-figlio che dà modo di ricordare il padre di Paolo Petroni, Guglielmo, scrittore e pittore.
    "Paolo a volte a chi gli chiedeva se era il figlio di Guglielmo rispondeva di no" ricorda Strinati. "In realtà lo negavo agli esami dell'università" precisa Petroni che sorridendo racconta come suo padre molti anni dopo "orgogliosamente mi disse che gli era stata rivolta la domanda 'ma lei è parente di Paolo Petroni?'". Nel volume, sottolinea il drammaturgo e scrittore Ubaldo Soddu oltre al passaggio del secolo sulle scene di fine Novecento emerge "il tentativo di varie istituzioni di occuparsi del teatro italiano" in un mondo in cui progressivamente "la critica è stata messa da parte perché il critico con le sue opinioni puo' danneggiare il mercato, l'unica realtà che conta". E in effetti la critica intesa più che come giudizio come "dialogo e confronto è ormai in disparte in una situazione in cui il confronto intellettuale - ammette Petroni - non esiste più".
    Se il critico teatrale e docente Antonio Audino a fronte del critico 'scrittore' o del critico 'incomprensibile' elogia "la linea del critico che rimane giornalista" citando "la scrittura adamantina" degli articoli di Petroni, il regista Piero Maccarinelli concorda con lui nel riconoscere segnali di ripresa e vitalità nella drammaturgia contemporanea che, dice, ha "una potenzialità enorme" con un problema da porre in luce: "quasi tutti i registi e i produttori - afferma Maccarinelli - non leggono i testi di drammaturgia che gli arrivano mentre se un attore o un'attrice famosa gli dice 'voglio fare questo o quello' si fanno in quattro per accontentarli: questo atteggiamento ha una ricaduta a valanga sui critici. Bisogna ricominciare a leggere e anche a invitare la gente, specialmente i giovani, ad andare a teatro. Io - ricorda - quando ero aiuto regista di Scaparro andavo nelle scuole del Lazio a parlare di teatro, bisognerebbe ricominciare".
   

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