Greta Scarano, quanto è difficile interpretare una non vedente
ANSA - Cultura

Greta Scarano, quanto è difficile interpretare una non vedente

Giovedì 11 giugno 2026
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Attrice con D'Amore in 'Piccolo miracolo' di Guido Chiesa

 - TAORMINA  - Che succede se un ricco quarantenne abituato al lusso e attratto da ogni forma di bellezza come David Lancia (Marco D'Amore) si deve confrontare con Ursula (Greta Scarano), una donna non vedente, ma dotata di una forza interiore fuori dal comune. Ce lo racconta Guido Chiesa in 'Piccolo miracolo', unico film italiano in corsa al Festival di Taormina e in sala dal 25 giugno con 01.
    Davide è solo un imprenditore immobiliare che deve abbattere un vecchio stabile ormai fatiscente dove vive Ursula, ma quest'ultima, pur essendo non vedente, in realtà scoprirà il piccolo viziato manager, ha uno sguardo sul mondo molto meglio del suo.
    "Il film è tratto da un libro, 'La grazia e il demolitore', di Tiziano Bartolomei - dice all'ANSA Guido Chiesa - in cui si parla appunto di tutta una serie di conflitti. Prima quelli tra il protagonista, Davide, e suo padre Glauco e poi quelli dall'incontro con questa ragazza cieca, Ursula. Alla fine, però, il conflitto diventa un incontro che permette ad entrambi i personaggi di cambiare e di scoprire la bellezza in posti inaspettati. È insomma la storia di come dall'incontro fra una persona che non vede davvero e un'altra che non vede se stessa entrambi possano ricavare qualcosa".
    Allora l'amore risolve tutto? "A volte le complica - dice D'Amore -. Il film parte da qualcosa che è distante anni luce dall'amore, solo che l'amore si butta di traverso, fa lo sgambetto e riesce nel piccolo miracolo. Il problema è che il non vedente in questione è alla fine solo il sottoscritto".
    "È vero a volte l'amore complica le cose - sottolinea Greta Scarano -. Però in questo caso parliamo di un incontro che permette una trasformazione. Nel momento in cui si riesce a mettersi in discussione, facendo un passo verso l'altro, allora magari si è capaci di affrontare meglio anche i propri mostri interiori e le proprie vulnerabilità".
    Quanto è stato difficile interpretare una non vedente? "Per me difficilissimo - dice l'attrice -. Fingere di non vedere è complicato tecnicamente. Ho cercato di mettere a fuoco un punto molto distante, così che tutto quello che mi circondava da vicino risultasse effettivamente molto sfocato.
    Questa cosa mi rendeva però impacciata, ma non potevo esserlo troppo, perché Ursula in realtà doveva conoscere perfettamente la geometria della sua casa, doveva sapere come muoversi. Dovevo fingere così di non vedere, ma senza perdere quella familiarità con gli spazi. Mi trovavo continuamente a fare questo tipo di ragionamenti".
    Accettare di essere il vero non vedente della storia quanto è stato difficile per Marco D'Amore? "È il gioco più interessante che mi sia stato proposto ultimamente. Si parte da una dimensione di ricchezza, il mio personaggio vive in un contesto in cui tutto è semplice, può ottenere qualsiasi cosa grazie alle disponibilità economiche o semplicemente per il cognome che porta. Poi, però, nell'incontro-scontro con Ursula, è costretto a fare i conti con se stesso. Capisce che fino a quel momento non ha visto nulla, soprattutto di sé. Deve fronteggiare il mostro, metterselo una volta per tutti davanti".
   

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