Biennale Teatro, Cirillo incrocia con successo due testi di Moscato
Applauditissimo con i ragazzi del secondo anno della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli
(di Paolo Petroni) Arturo Cirillo è un regista che sa dare nuova vita a testi classici, non stravolgendoli, anzi rispettandoli ma dandogli ritmo e interpretazioni che sentiamo vive, moderne. È quel che ha fatto anche questa volta con due bei testi di Enzo Moscato, portati in scena alla Biennale Teatro di Venezia con i giovani attori del secondo anno della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli, dai quali ha saputo tirar fuori una recitazione di qualità, che ha coinvolto gli spettatori per 90 in bilico tra dramma e commedia senza momenti morti e che hanno strappato lunghi applausi alla fine.
Moscato è autore difficile, ricco linguisticamente e con una scrittura che impegna ma si rivela teatralissima, inserita nella rappresentazione della Napoli emarginata dei vicoli ma con l'aggiunta di uno sguardo, una sensibilità che ha echi di Viviani certo, ma anche di Artaud e Genet, intrisi di una sensualità partenopea contaminata spesso da una religiosità popolare. E tutto questo è evidente nello spettacolo di Cirillo, che ha intersecato con ottimi risultati narrativi due bei testi di Moscato, 'Festa al celeste e nubile santuario' e 'Ragazze sole con qualche esperienza', così da coinvolgere 13 ragazzi dando ai personaggi principali ognuno tre interpreti, moltiplicando l'incidenza e la vivacità col susseguirsi delle tre voci in un gioco corale, in un unisono di sentimenti e reazioni.
Da una parte ci sono tre sorelle (che qui diventano tre più tre più una) Elisabetta, Anna e Maria, che sopravvivono a fatica cercando ognuna una propria via di autoaffermazione. Elisabetta con una religiosità cui è dedicato il suo nubilato, Anna fingendo di adeguarsi, ma mentendo e trovando una propria via alla sopravvivenza e alle necessità sessuali col povero scemo Toritore, che però è entrato nelle mire della sorella minore, muta, e che le altre avevano destinato per nome alla castità, e invece si fa mettere incinta e architetta un piano per la sua salvezza. Parallelamente ci sono due travestiti, Bolero e Grand Hotel, che fanno marchette a via Toledo e hanno contattato su un qualche giornalino di incontri due carcerati, Scialò e Cicala, cui hanno promesso accoglienza e convivenza con fantasie sessuali, i quali usciranno con ben altre intenzioni e inseguiti dalla vendetta di o' caprettaro, camorrista che hanno tradito in prigione.
Due testi in cui il quotidiano, le fantasie di fuga dalla realtà di cui donne e uomini sono prigionieri, sono pervasi di violenza con un sentimento sempre in bilico tra vita, amore e morte. Cirillo gioca benissimo con questa moltiplicazione e scansione dei personaggi, col dramma, la commedia, la realtà e il colore, e le ragazze in particolare danno un bel sapore al loro napoletano che nei ragazzi resta più italianizzato, oltre a saper mostrare tutte e tutti un'intrinseca sensualità che connota il loro essere, un'esistenzialità esibita quanto sofferta, una vivacità linguistica che è tutt'uno con l'uso del corpo e il sostenere instancabili un bel ritmo.
Per questo è giusto nominarli tutti: Giulia Alfano, Pietro Carfi, Carla D'Avino, Francesco De Fusco, Marco Filosa, Nicole Focacci, Emma La Marca, Fiamma Leonetti, Sara Marzullo, Anna Pimpinelli, Gabriele Romagnoli, Gerardo Sirco e Lorenzo Vacalebre applauditi, sfiniti, e raggianti alla fine.
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