Ligabue, rock e squarci di presente in Certe notti a Roma
Il cantautore all'Olimpico per il tour dedicato ai 30 anni di 'Certe notti'
Un viaggio trascinante in 26 canzoni, per quasi due ore e mezza di concerto, con capisaldi come Eri bellissima, Urlando contro il cielo, Questa è la mia vita, Tra palco e realtà. Ma anche forti richiami contro la guerra, alla situazione geopolitica (con un video ironico in IA dove appare anche Mattarella versione astronauta) o alla violenza di genere. Luciano Ligabue ha scandito così la prima tappa ufficiale (a una settimana dalla data zero di quella di Bibione) all'Olimpico di Roma, davanti a 54 mila spettatori di La notte di certe notti, il tour celebrativo per i 30 anni di uno dei suoi brani simbolo, 'Certe notti' e dell'album "Buon Compleanno Elvis". Una tournee che continuerà mercoledì 17 giugno all'Allianz Stadium di Torino e sabato 20 giugno allo Stadio San Siro di Milano, per poi riprendere a settembre e ottobre con una tranche in arene e palazzetti.
Ad accompagnarlo all'Olimpico, davanti a 54 mila spettatori, una band che unisce passato, presente e futuro: dalla presenza dei chitarristi che hanno suonato con lui negli anni (fra gli altri Federico Poggipollini e Max Cottafavi) al talentuoso Lenny Ligabue, figlio del cantautore, nel gruppo da due anni, alla batteria. In una scaletta, costruita in blocchi dedicati ai vari album fino al 2005 (nel tour nei palazzetti la setlist cambierà), è cucito un mix di rock e squarci di presente, sin dalla partenza del concerto. Sui tre grandi maxi schermi, dietro e ai lati del palco, il 'Kingo' di Radiofreccia, viene inseguito da una Terra, che proietta una girandola di immagini da Putin a Trump, dalla Flotilla ai bombardamenti. Il cantautore imbracciando la chitarra, fa il suo ingresso sul palco spento, ed esplodono le note di Balliamo sul mondo.
Le grafiche e immagini ad hoc per ogni brano, come le atmosfere da cinema per Marlon Brando è sempre lui o, su L'odore del sesso, i versi della canzone che diventano tatuaggi, si fondono con Ligabue che domina la scena in canzoni 'colonna' come Non è tempo per noi o Una vita da mediano. Filo rosso il popolo del Liga, che canta, si scatena e si emoziona. Lo sguardo sul presente torna con Il mio nome è mai più (la canzone contro la guerra del 1999 scritta da Ligabue, con Piero Pelù e Jovanotti), fatta da solo alla chitarra, e accompagnata dalle scritte negli schermi, "Basta col massacro a Gaza", "Basta col massacro in Ucraina", "Basta col massacro in Sudan" e "Basta con i 56 massacri in corso nel mondo".
La situazione geopolitica è evocata ironicamente anche su Happy Hour, con gli schermi che mostrano in un video una navicella spaziale dove brindano politici e uomini di potere ricreati con l'intelligenza artificiale. Appaiono così fra gli altri, vestiti da astronauti, mentre brindano tra loro, Vladimir Putin e Donald Trump, Ursula Von der Leyen e Mario Draghi, Sergio Mattarella, Giorgia Meloni e Emmanuel Macron, Elon Musk, Volodymyr Zelensky con il presidente italiano che sul finale brinda in direzione del pubblico con aria preoccupata.
La violenza di genere è affrontata nel brano inedito Nessuno è di qualcuno', i cui diritti verranno devoluti alla Fondazione Una Nessuna Centomila. "E' una canzone, che nasce da una situazione terribile, i numeri ci dicono che una donna su tre sta subendo violenze e fisiche o sessuali" ricorda il cantautore, e in in un video in bianco e nero, prima del brano, una serie di artisti, fra i quali Pierfrancesco Favino, Marco D'Amore Rosario e Giuseppe Fiorello, Luca Zingaretti, Raul Bova, Vinicio Marchioni, Fiorella Mannoia, ripetono "Nessuno è di qualcuno". A chiudere, un'intensa e intima Certe notti, introdotta da un assolo di Poggipollini e con Ligabue che attraverso la passerella arriva in mezzo al pubblico.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA