Premio Troisi, Aurora Quattrocchi e Giancarlo Giannini: "Era un genio"
Francini, Ferrera, Cucinotta, De Lucia a Salina per ricordare l'attore
Ventidue anni senza Massimo Troisi.
E da quindici Salina, che fu set dell'indimenticabile suo ultimo film Il Postino, lo ricorda con il Marefestival - Premio Troisi.
Occasione per omaggiare uno degli artisti che hanno fatto la storia del cinema italiano. "Un genio come pochi", concordano Giancarlo Giannini e Aurora Quattrocchi, tra i premiati di questa edizione. Ma anche un faro, per le generazioni che sono venute dopo.
"Posso dire di essere stato amico con Massimo, anche se non abbiamo mai lavorato insieme. Una volta a cena a Cannes mi disse che mi invidiava perché cambiavo sempre personaggio, dialetto, faccia. E lui invece doveva interpretare sempre lo stesso ruolo.
Gli risposi che magari fossi nato lui: 'tu per me sei sei come Chaplin, anzi sei il Chaplin italiano'", ricorda Giannini. Aurora Quattrocchi, invece, non riuscì mai ad incontrarlo.
"Quando lui era già famoso, io non ero nessuno. Ma l'ho amato profondamente - racconta l'interprete, vincitrice dell'ultimo David di Donatello come miglior attrice protagonista per Gioia Mia -. Non c'era nulla che lui facesse o dicesse che non mi piacesse. Era un genio, una persona speciale: non ne nascono facilmente come lui. Eppure nonostante geni come lui, ci siamo fatti fottere il nostro cinema italiano".
Il ricordo di Marco Risi è legato a un film che non si fece mai. "Prima sfumò un film con mio padre con la Smorfia. Poi nel 1994 ci siamo incontrati per parlare di un altro progetto: andai a casa sua, ma lui stava partendo per fare Il Postino, io per fare Il Branco. Non ho capito se gli fosse piaciuta l'idea di quel film, ma ricordo che lo vidi già affaticato, stanco. Non potevo immaginare che sarebbe andata a finire come è andata a finire".
Troisi aveva la capacità di parlare a un pubblico che lo capiva, anche senza comprendere tutto. "Era l'attore preferito da mia mamma, toscana doc", rivela Chiara Francini che conosce "le battute dei film a memoria" e considera l'attore napoletano un pilastro, "non soltanto a livello professionale, ma anche e soprattutto umano. Il cuore del talento è proprio la capacità di condividere l'empatia, di prendere per mano gli spettatori.
Nelle orecchie non solo hai le sue battute, ma la modalità con la quale lui colorava le parole".
"Inarrivabile" per Vincenzo De Lucia, attore e imitatore, napoletano come Troisi. "Massimo per noi è come Maradona per i calciatori, che vorrebbero fare dello sport la propria vita. Per noi che facciamo spettacolo, soprattutto intrattenimento, Troisi è il massimo a cui si possa ambire. Essere a Salina, dove lui ha letteralmente lasciato il cuore, è un'emozione unica: in quel film ha tirato fuori la malinconia, ha parlato di umiltà, attraverso la poesia. Una veste in cui nessuno fino a quel momento lo aveva visto". "Un faro per noi che abbiamo avuto il sogno di diventare attori", anche per Vincenzo Ferrera, volto di Mare Fuori: "Ho passato tutta l'adolescenza guardando i suoi film. Un faro non solo della comicità, ma un attore a 360 gradi.
E noi siamo delle spugne, guardiamo sempre quello che fanno i grandi attori, provando a recepire qualcosa. Figure come quella di Troisi sono dei geni, ne nasce uno ogni cent'anni. Lo ringraziamo come ringraziamo Einstein".
Corinne Clery lo ha vissuto come "una persona dolcissima, riservata, quasi timido". Ma chi più di tutti non manca l'appuntamento da 15 anni a questa parte è Maria Grazia Cucinotta, che a 24 anni sbarcò a Salina per recitare accanto a Troisi ne Il Postino. "Trentadue anni fa ho messo piede su quest'isola per la prima volta. È casa. Da quel giorno la mia vita è cambiata totalmente. Avere la possibilità ancora oggi di festeggiare Massimo e di dedicare a lui un premio e soprattutto di festeggiare il cinema e l'arte attraverso il Premio Troisi è sempre qualcosa di fondamentale. Il cinema è importante non solo perché porta emozioni e bellezza, ma perché dà opportunità. A me quella di cambiare vita e di realizzarmi. Di essere qualcuno.
Massimo attraverso il film diceva proprio questo: la cultura, l'arte e l'uso delle parole possono davvero cambiare la vita delle persone".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA