Biennale Teatro, Emma Dante presenta nuove tappe del suo lavoro su Basile
ANSA - Cultura

Biennale Teatro, Emma Dante presenta nuove tappe del suo lavoro su Basile

Domenica 14 giugno 2026
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Nuove fiabe con Carmine Maringola e Davide e Simone Mazzella

(di Paolo Petroni) Emma Dante, in occasione dell'attribuzione del Leone d'oro della Biennale Teatro 2026, ha proposto con 'I fantasmi di Basile' l'anticipo di due nuove tappe più una già nota del suo ormai lungo lavoro sul 'Cunto de li cunti' di questo scrittore napoletano barocco vissuto tra Cinque e Seicento, creatore della fiaba moderna un po' 'Decamerone' per la struttura generale e 'Mille e una notte' per la necessità di raccontare quotidianamente favole per salvare una vita e ricco di personaggi strani, misteriosi, fantasmi magari inquietanti in situazioni particolari.
    "Sono estremamente affascinata della narrazione visionaria di Basile, che contiene elementi molto grotteschi, figure sopra le righe, che sono frequenti nel mio teatro - spiega la regista -.
    È un linguaggio che richiama la maschera, perché certe cose si possono dire, certe parole si possono pronunciare solo indossandone una, reale o immaginaria che sia. Si ride, ma sempre con un retrogusto amaro che appartiene in particolare a una certa tradizione del sud".
    Dopo un prologo in cui si racconta chi sia stato Giovan Battista Basile e quale importanza e caratteri abbia avuto il suo lavoro, ecco allora due vecchiette centenarie che vivono in una baracca sotto un castello, così che il Re si innamora del canto e la seducente voce di una delle due, credendola bella giovane. In scena due bravissimi attori in queste parti femminili dai movimenti scomposti di braccia, gambe e un corpo mal articolato, che fatica a sedersi e crea, nell'incontro tra i due, situazioni comiche, cui si aggiungono le illusioni e speranze di quella dalla bella voce che l'altra le spegne con feroce realismo, mentre si succhiano il dito mignolo, per cercare di farlo tornare bello e liscio, perché è ciò che della 'giovane' hanno promesso di mostrare al Re. Un gioco quasi marionettistico in cui corpo e parole hanno un ritmo sincopato, un ballo scomposto, un contrappunto continuo stentato e paradossale, con quel ritornello di "suca, suca!".
    Entra poi in scena un Re con una grande gonna che serve a coprire il fatto che, in un prato per pulirsi il sedere provò a usare le piume morbide di una gallinella che da allora gli si è infilata dentro e non si riesce a tirar fuori, nonostante sforzi, stupore e divertimento di due cortigiani che lo aiutano più a parole che nei fatti, specie quando la gallina si risveglia e il Re inizia un ballo di san vito, che tra una scossa e una giravolta, lo porta via. E sull'onda di una musica ecco che anche l'intermezzo sostenuto dai gorgheggi di un'aria d'opera settecentesca è un balletto di figure fiabesche sfumate quasi di un sogno, o forse un incubo. Il danzare nelle movenze, anche le più scomposte, rimane un segno di questi lavori e della recitazione degli interpreti, il senso di un ritmo e di volteggi che portano al passaggio dall'uno all'altro.
    Infine la terza parte, già vista in altro spettacolo di Emma Dante, che ripropone la vicenda dell'anziano che il 2 novembre, giorno dei morti, rievoca tutti i suoi famigliari scomparsi, che vediamo lì in fila paradossalmente come impiccati, come burattini appesi a un'asta. L'anziano ricorda tutti, dalla sorellina scomparsa a cinque anni allo zio che picchiava zia Rita commentando "quello non è amore", sino al padre marinaio che un giorno non fece più ritorno e la madre che per cinquanta anni andò ogni sera ad aspettarlo al porto. "Parlo, parlo, ma a chi parlo?", si chiede accendendo un cero davanti a ognuno e aggiungendo "la solitudine mi consuma l'anima", con la speranza di "consumarmi e spegnermi come una candela" cosa che lentamente accade col suo accasciarsi e morire su una sedia, in una nota di colorata, poetica malinconia, di trapasso a nuova più pacificata situazione.
    I tre interpreti sono, oltre al sempre ottimo e intrinsecamente 'dantesco' Carmine Maringola che passa con naturalezza dal grottesco al poetico, Davide e Simone Mazzella, anche loro in una fusione tra dire e fare, tra corpo e corposità della parola napoletana, tutti applauditissimi alla fine, assieme a Emma Dante che sale sul palco per i ringraziamenti.
   
   

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