Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965 per rivivere l'opera del pittore
ANSA - Cultura

Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965 per rivivere l'opera del pittore

Mercoledì 28 gennaio 2026
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Al Mambo per Art City 2026 undici Olii su tela e altri ducumenti

In occasione di Art City 2026, il Mambo di Bologna propone, dal 30 gennaio al 31 maggio prossimi, la mostra "Mattia Moreni. L'antologica di Bologna, 1965", curata da Claudio Spadoni e Pasquale Fameli, quarta tappa di un più ampio progetto espositivo dedicato all'artista pavese, morto a Brisighella nel 1999, esteso anche alla Romagna: il più ampio mai dedicato a Moreni.
    La mostra riprende e reinterpreta la storica antologica curata da Francesco Arcangeli (storico dell'arte, poeta e critico letterario) per la Galleria d'Arte Moderna di Bologna (della quale era direttore) nel 1965, prima personale di Moreni promossa da un'istituzione pubblica italiana. "La nuova esposizione - ha spiegato il direttore del Mambo, Lorenzo Balbi - non è un remake, ma una riflessione su quel momento preciso e sui rapporti tra Moreni e Arcangeli, ma anche dell'importanza che questi lavori hanno assunto nella memoria visiva artistica successiva".
    Allestita nella Project Room del MAMbo, l'esposizione presenta undici dipinti realizzati tra il 1954 e il 1964, selezionati tra quelli esposti nel 1965 per evidenziarne i passaggi più significativi. Come ulteriore testimonianza è stato esposto anche la locandina originale della mostra del 65. "Il rapporto tra Arcangeli e Moreni (due figure che hanno segnato dei capitoli importanti della storia dell'arte italiana del Secondo dopoguerra) - ha aggiunto il curatore, Claudio Spadoni - è stato fortissimo e si è consolidato nel tempo, come mostrano le lettere qui esposte.
    Il percorso si apre con Il giardino delle mimose (1954), "un'opera dove la luce ci investe deflagrando quasi a percussione, quindi un'idea di natura che scoppia allucinata e violenta" - ha spiegato l'altro curatore, Pasquale Fameli, - e prosegue con opere che mostrano l'evoluzione verso un linguaggio segnato dal materismo informale e da una progressiva ridefinizione dell'immagine, come 'A tutti i maldestri del mondo: Amitié' (1960), 'Cielo e cartello come apparizione' (1962) e 'Il vento nel campo come sempre' (1964), acquisito dalla Galleria d'Arte Moderna di Bologna in occasione dell'antologica del 1965. Accanto a questi lavori figurano opere precedenti tra cui 'Donna nuda gettata sulla sabbia' (1957) e 'Nuvola Bianca' (1958). In chiusura, 'Ah! La povera anguria dell'estate' (1964).
   

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