'La Guardiana', una custode di storie narra il segreto che avvicina due generazioni
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'La Guardiana', una custode di storie narra il segreto che avvicina due generazioni

Martedì 16 giugno 2026
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nel romanzo di Caterina Battilocchio la storia di una trentenne e di sua nonna Tita

(di Laura Valentini) CATERINA BATTILOCCHIO, 'LA GUARDIANA' (GARZANTI, PP 330, 17,90 EURO) - Riconsiderare le proprie radici guardando alle vite di chi ci ha preceduto, con i loro traguardi e le loro sconfitte, puo' essere una modalità di rinascita in un momento di fragilità: è quello che succede a Mora, protagonista di 'La Guardiana' di Caterina Battilocchio, che usa il racconto scritto del passato di ciascuno fin da principio come metodo terapeutico in una comunità di recupero per ragazzi. E' quindi una 'guardiana' dei ricordi, una custode di storie di vita, la protagonista di questo romanzo di esordio che esplora il rapporto tra generazioni diverse, quella di una trentenne e di sua nonna, Tita: anche la sua vita è al centro di un racconto scritto ma per sua volontà manca un episodio saliente, un vero e proprio segreto, che la nipote scoprirà con il tempo, quando l'anziana non c'è più.
    "Voleva stare al mondo, nonna Tita, ma alle sue condizioni.
    Nemmeno Dio poteva contraddirla. A una settimana dalla chiacchierata, Nostro Signore Gesù Cristo Misericordioso l'aveva accontentata solo a metà: non le aveva protratto la salute per altro tempo, ma in compenso dopo poche ore d'ospedale se l'era portata via evitandole sofferenze e lasciando noi spiazzati". Un senso di vuoto che è avvertito soprattutto dalla nipote. Del resto tutto quello che Mora sa lo ha imparato da sua nonna Tita: per esempio le ha spiegato che i pensieri passano dai piedi; per questo quando sei triste ti senti pesante e quando sei felice ti sembra di volare. Le ha insegnato che una rosa va bene per ogni occasione e ha lasciato detto che vuole rose rosse al suo funerale. Ed è proprio lì che il parroco, lodando la fede della defunta, accenna tuttavia a "un errore" del passato. Mora rimugina su questo "errore" ma soprattutto con questo addio si sente persa; con lavori sempre precari non ha ancora alcuna sicurezza e così accetta un lavoro da educatrice in una casa di riposo per anziani di Rocca, paesino dell'Etruria dove la nonna aveva ancora casa e lei trascorreva le estati da bambina.
    I piani temporali nel libro si espandono: ecco Tita bambina subito dopo la morte del padre, poi giovinetta un po' goffa e da molti scansata perché la madre dopo la morte del marito soffre di "mattità" , la difficoltà a trovare un marito che viene risolta "per lettera" e che porta a un incontro con un "bravo cristiano". Poi di nuovo Mora, alle prese con lavori vari tra cui figura anche l'innovativo servizio di discorsi in ricordo del caro estinto offerto da una impresa di pompe funebri. La ragazza decide di dare un taglio con una situazione di inerzia andando a lavorare in una residenza per anziani alle porte del paesino, circondata da roseti che le ricordano proprio nonna Tita e dove la storia che inizia con una bambina zoppa di nome Margherita finisce. Non senza aver portato alla luce un segreto che aveva appesantito i suoi passi e con una ultima lezione della nonna: non esistono strade prefissate. Solo direzioni da prendere senza guardarsi più indietro.
   

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