Elena Bucci, "Con Allegra Byron do voce ai bambini inascoltati"
ANSA - Cultura

Elena Bucci, "Con Allegra Byron do voce ai bambini inascoltati"

Lunedì 22 giugno 2026
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dal 23 al 29 giugno nel cortile dei Musei Byron e del Risorgimento di Palazzo Guiccioli

(di Giulia Bertollini) Dare voce a una bambina vissuta due secoli fa per interrogarsi sull'infanzia di oggi, trasformando un luogo della memoria in uno spazio vivo di incontro, emozione e riflessione. È l'obiettivo di "La bambina inglese", la nuova creazione di Elena Bucci dedicata ad Allegra Byron, figlia naturale di Lord Byron e Claire Clairmont, che debutta in prima assoluta al Ravenna Festival.
    Lo spettacolo sarà in scena dal 23 al 29 giugno, sempre alle ore 22, nel cortile dei Musei Byron e del Risorgimento di Palazzo Guiccioli, a Ravenna. Si tratta di una "elegia drammatica per voce parlata e intonata, controtenore, sax, due tromboni e percussioni", commissionata da Ravenna Festival e realizzata in collaborazione con la compagnia Le Belle Bandiere, con musiche originali di Paolo Baioni. In scena, accanto a Bucci, il controtenore Elmar Hauser, Jacopo Prospero al sax, Riccardo Brancato e Amedeo Zacchi ai tromboni, Lorenzo Mercuriali alle percussioni. Elena Bucci firma anche libretto, drammaturgia e regia. I costumi sono di Manuela Monti, le luci di Marco Rabiti.
    "Mi piace far diventare questi luoghi, attraverso il teatro, luoghi di comunità, di emozione e di passaggio tra passato e presente", spiega Bucci all'ANSA. "Non è uno sguardo nostalgico: è un invito a rivolgersi alla ricchezza di domande e risposte che arrivano dal passato e che sono utilissime alla nostra vita quotidiana".
    L'idea dello spettacolo nasce dalla volontà condivisa con la direzione artistica del festival e con i Musei Byron di valorizzare gli spazi di Palazzo Guiccioli, dove Allegra trascorse parte della sua breve esistenza. Morta a soli cinque anni nel convento delle Clarisse di Bagnacavallo nel 1822, la bambina diventa per Elena Bucci il simbolo di tutte le voci dimenticate.
    "Ho accettato molto volentieri di lavorare su questa bambina perché è diventata per me il simbolo delle voci inascoltate", afferma Bucci. "In un secolo in cui i bambini avevano poco spazio, la mortalità infantile era altissima, venivano spesso affidati a balie, o addirittura abbandonati, mi ha ricordato il silenzio di tanti bambini contemporanei. Esistono bambini che non hanno ricevuto abbracci nei primissimi momenti della loro vita e questo può generare delle fragilità. Il problema dell'ascolto delle nuove generazioni è una questione che dobbiamo porci continuamente. Se ci guardiamo intorno vediamo ancora bambini sfruttati, bambini che lavorano, bambini che non hanno tempo di essere ascoltati".
    La drammaturgia intreccia documentazione storica e immaginazione teatrale. "Prima cerco e studio moltissimo, poi nella sintesi nasce l'immaginazione, ma sempre nutrita e sorretta dai documenti", racconta Bucci. "Anche quando il focus sembra limitato a una bambina, in realtà si finisce per parlare dell'umanità intera: dell'amore, della responsabilità, della fiducia e delle scelte che compiamo nei confronti degli altri".
    Lo spettacolo unisce parole, musica e canto: "Si tratta di un intreccio molto stretto, che ha comportato un lavoro anche rischioso. Fino all'ultimo ho lavorato insieme al compositore", spiega. "Il controtenore diventa quasi il fantasma della bambina, mentre gli strumenti assumono una presenza scenica e narrativa. Allo stesso modo anche gli strumenti musicali diventano presenze quasi attoriali. Questa storia non sarebbe stata la stessa senza la musica e senza questi luoghi".
    Per lo spettacolo si è scelta una location ad hoc, il cortile dei Musei Byron e del Risorgimento: "Era qui che Allegra correva e viveva accanto a Byron", ricorda Bucci. "Quando la storia riesce a risvegliare l'immaginazione allora il patrimonio culturale torna davvero a parlare alle persone".
    E dopo Oriana Fallaci e Allegra Byron, Elena Bucci ha un altro desiderio: "Quello che mi interessa è riportare alla luce scrittrici straordinarie che oggi non sono più quasi pubblicate, che in passato hanno raccontato la guerra attraverso la radio o nei giornali e che poi, finita la guerra, sono state silenziate.
    Questa idea mi ha acceso molte suggestioni".
   

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