'Voci nella piazza', l'omaggio a Teodorico con la regia di Cristina Muti
ANSA - Cultura

'Voci nella piazza', l'omaggio a Teodorico con la regia di Cristina Muti

Martedì 23 giugno 2026
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Ravenna Festival per i 1.500 anni dalla morte del re ostrogoto

L'omaggio di Ravenna Festival a Teodorico, a 1.500 anni dalla morte del re ostrogoto che fece di Ravenna la propria capitale, si arricchisce di un nuovo appuntamento. In prima assoluta, domani, mercoledì 24 giugno, alle 23.30 in piazza del Popolo (ingresso libero), presso le Colonne veneziane, va in scena 'Voci nella Piazza', una pièce che dà voce proprio ai 'personaggi' che quelle colonne 'abitano' da secoli. Firmato nella regia e drammaturgia da Cristina Mazzavillani Muti, su sceneggiatura di Patrizia Poggi e con un epilogo poetico di Flavio Caroli lo spettacolo porta in scena giovanissimi interpreti nei panni di Teodorico, dei santi Vitale e Apollinare e di una ragazza, nonché un coro di bambini, il tutto intrecciato e accompagnato dalle installazioni sonore e dalle percussioni di Simone Beneventi, con l'intervento anche della voce di Alessandro Rossi (cui è affidato l'epilogo poetico).
    Collaborano alla nuova produzione del Festival Laura Ruocco, Giorgia Massaro e Chiara Nicastro dell'Accademia del Musical di Ravenna e Paola Baldini dell'Accademia Marescotti, mentre a dar voce ai personaggi sono Matteo Corvaia (Teodorico), Robert Valentin Crivineanu (Apollinare) e Francesco Bianco (Vitale), accanto a Sofia Tosi nei panni di una ragazza. Infine, gli elementi scenici sono di Roberto Mazzavillani, i costumi di Manuela Monti e le luci di Marco Rabiti.
    Voci che - sotto l'influsso delle complesse geometrie e delle pietre teodoriciane - risuonano e arrivano proprio dalle antiche Colonne che i Veneziani vollero porre nel cuore della città in segno del loro dominio nel 1483, dai santi che sulla loro sommità trovano posto, prima Apollinare poi Vitale, e dai loro basamenti scolpiti in quello stesso anno da Pietro Lombardi.
    Personaggi e pietre che troppo spesso dimentichiamo, perché, scrive Cristina Muti, "ogni giorno attraversiamo la bella piazza, senza guardare, senza salutare, senza accarezzare quei bambini, quel mascherone, quegli acanti, quei segni zodiacali, che piano piano vanno scomparendo, rientrando all'interno del materiale lapideo in cui sono scolpiti".
   

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