Umberto Eco e il nome delle cose' a dieci anni dalla morte in mostra a Roma
Esposta prima edizione de Il nome della rosa con dedica a Montale e convegno della Dante
(di Mauretta Capuano) La prima edizione originale de 'Il nome della rosa', pubblicata da Bompiani nel 1980, dedicata a Eugenio Montale in cui si legge: "Grato per il dono natalizio delle sue poesie, con l'ammirazione di sempre il suo Umberto Eco". Le lettere a Maria Bellonci, fondatrice del Premio Strega, scritte nel 1981, l'anno in cui Eco vinse il più ambito riconoscimento letterario italiano, e nei due anni successivi.
Le tavole originali di Milo Manara, concesse dall'autore, dedicate a Il nome della rosa che resta il libro italiano più diffuso nel mondo, secondo solo a Pinocchio.
Sono tra i documenti più preziosi esposti alla mostra 'Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione' che si apre il 24 giugno e si potrà vedere fino al 26 luglio 2026 a Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri, a Roma.
Realizzata nel decennale della morte di Umberto Eco, dalla Società Dante Alighieri e dalla Fondazione Umberto Eco, con la produzione di Arthemisia, l'esposizione, a cura di Valentina Spata e Chiara Barbato, riesce a racchiudere in una sola stanza il mondo del semiologo, filosofo, bibliofilo, saggista e romanziere che ha anticipato i tempi e immaginato quello a cui saremo andati incontro. Molti i documenti inediti o mai esposti fra lettere, libri, ritratti tra cui quello famoso realizzato da TullioPericoli, e disegni.
Divisa in quattro costellazioni: Medioevo, Storia dell'Arte, semiologia, informazione e mass media, la mostra si apre con i bozzetti originali della scenografia del film Il Nome della Rosa di Jean Jacques Annaud, prestati dallo scultore Fabio Crisarà.
"Quasi tutti i documenti vengono dal Centro manoscritti di Pavia, dalla biblioteca Sormani di Milano, dal Centro Apice dell'Università di Milano, dalla Biblioteca Centrale di Roma. Ci sono anche i disegni, un aspetto meno conosciuto di Eco, attraverso i quali visualizzava uno storyboard di quello che doveva realizzare a livello letterario" spiega all'ANSA la curatrice Valentina Spata. "Eco - aggiunge - ha intessuto con artisti e movimenti un legame indissolubile fino a pochi anni prima di morire come testimoniano le collaborazioni con Carmi, Baj e Pericoli. Partecipò anche alla realizzazione di una mostra con artisti di avanguardia nel primo negozio di Olivetti al centro di Milano. Ci sono anche testimonianze del rapporto con il Gruppo 63". Fra i materiali una divertente intervista di Eco a Elio Vittorini e Oreste Del Buono su 'Charlie Brown e i fumetti'.
L'allestimento, pensato in chiave inclusiva, comprende il plastico della biblioteca-labirinto del Museo Tattile Omero di Ancona, oltre a una sezione multimediale con video e audio provenienti dall'Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e da Rsi, Radiotelevisione svizzera.
Nel cortile grandi pannelli con foto di Eco e citazioni dai suoi libri o dichiarazioni come "Il mondo è pieno di cose meravigliose che non sono mai accadute" da Baudolino del 2000.
A rendere omaggio a una delle menti più brillanti del nostro tempo anche un convegno, coordinato da Paolo Conti, che ha anticipato l'inaugurazione della mostra. In apertura Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, ha sottolineato che "Umberto Eco era l'ultimo grande umanista, un uomo di visione" e "oggi ci vuole una visione". Stefano Eco, figlio dello scrittore e presidente della Fondazione Umberto Eco, ha precisato: "mio padre non ha chiesto dieci anni di silenzio ma ha chiesto di non promuovere convegni su di lui prima dei dieci anni dalla morte" e annunciato che l'1 luglio 2026 verrà inaugurata l'ala della Biblioteca dell'Università di Bologna con i libri moderni che abbiamo donato allo Stato Italiano.
Che cosa faceva di Umberto Eco qualcosa di diverso nel mondo culturale italiano e mondiale? è la domanda lanciata da Roberto Cotroneo, scrittore, editor e amico di sempre. "È stato l'ultimo dei grandi intellettuali capace di attraversare saperi diversi e aveva una passione per gli interventi giornalistici e di attualità. Con le Bustine di Minerva ha fotografato come nessun altro questo Paese" ha detto Cotroneo. Da Eco traiamo "una lezione sul modo di affrontare la complessità" ha affermato Gianrico Carofiglio. "Un filo comune che è la lingua e il grande racconto nazionale lega il quadro delle iniziative che abbiamo realizzato quest'anno iniziato con Camilleri poi Arbasino, adesso Umberto Eco e chiuderemo l'anno con Collodi" ha spiegato Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri.
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