Crepet, 'la mescolanza è una ricchezza non una minaccia'
'La nostra identità non nasce dalla chiusura, ma dall'incontro tra popoli'
"La mescolanza? Personalmente la considero una ricchezza, non una minaccia. Le civiltà sono sempre state porose: si cresce grazie agli scambi, non grazie alle chiusure". La visione è dello psichiatra Paolo Crepet, Premio Hemingway 2026 nella categoria Avventura del pensiero.
Crepet è atteso a Lignano Sabbiadoro sabato, prima in occasione del suo incontro pubblico alle 17 al Cinecity, poi con tutti i vincitori, per la cerimonia di premiazione, alle 20.45.
Nel suo ultimo saggio, Riprendersi l'anima (HarperCollins), Crepet parla di mescolanza e Mitteleuropa: "Perché la Mitteleuropa - spiega Crepet in vista dell'appuntamento sul litorale friulano - rappresenta una cultura della contaminazione. È un'area che ha prodotto idee, movimenti artistici, letteratura e pensiero capaci di attraversare i confini. Non possiamo dimenticare ciò che ci hanno lasciato queste culture. La nostra identità non nasce dalla chiusura, ma dall'incontro continuo tra popoli, lingue e tradizioni diverse".
E a proposito di identità, è proprio nella cultura di confine che Crepet ritrova la sua: "Mio padre era veneziano, mia madre era nata a Zara, i miei avi erano francesi. Nella mia famiglia c'erano già mari, montagne e culture diverse che si incontravano".
Crepet a Lignano presenterà la sua ultima fatica letteraria dialogando con la curatrice di pordenonelegge Valentina Gasparet: un libro concepito come un antidoto contro l'omologazione, contro i rischi della tecnocrazia e della violenza sotterranea ed esplicita.
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