Matteo Rovere, 'in Motorvalley il mio amore per i motori e per il cinema'
Il regista e produttore spiega la genesi della serie Netflix
"La passione per il mondo dei motori è qualcosa che mi accompagna da sempre. Fin da bambino mio padre mi portava a esplorare questo universo fatto di automobili, a volte straordinarie, a volte meno, ma soprattutto abitato da appassionati, meccanici, piloti, ma anche semplici amatori".
Matteo Rovere spiega la genesi della nuova serie Motorvalley, di cui è regista e produttore, disponibile su Netflix dal 10 febbraio.
"Dieci anni fa - ricorda - ho diretto Veloce come il vento (il film con Stefano Accorsi e una giovanissima Matilda de Angelis ndr), che rappresentava una mia prima immersione in questo mondo. Ci sono dei punti di contatto, anche se molte cose sono diverse. Con il tempo ho sentito il desiderio di tornarci, soprattutto per raccontare ancora una volta quella terra unica dove tutto sembra possibile, dove l'epica diventa realtà. Una realtà in cui i genitori regalano una minimoto ai figli alle elementari invece di un pallone. Dall'Emilia-Romagna al nord delle Marche, fino a Tavullia, terra natale di Valentino Rossi, si cresce respirando benzina, immersi in un'atmosfera di epicità che, per chi racconta storie, è una miniera inesauribile".
"Da qui è nato il lavoro con Francesca Manieri e Luca Bernardini. Insieme abbiamo concepito un racconto che ci appassionava profondamente e che conteneva elementi che solo lo spazio della serialità permette davvero di sviluppare, sia dal punto di vista narrativo che produttivo. Cercavamo un partner disposto a raccogliere una sfida ambiziosa e lo abbiamo trovato in Netflix, un interlocutore ideale, attento alle storie locali e desideroso di rielaborare e rinnovare la tradizione del cinema di genere italiano, quello degli anni '70 e '80. Un periodo felice in cui il cinema d'autore italiano attraversava l'action, i film di macchine, il poliziottesco, lasciando un'eredità ancora viva".
Per Matteo Rovere "questa serie vuole essere un omaggio a quella tradizione, al cinema d'azione italiano di genere che scorre ancora nelle vene di registe, registi, sceneggiatrici e sceneggiatori di oggi, chiamati però ad avere il coraggio di confrontarsi con progetti nuovi e inusuali. Il cuore della storia è quello delle seconde occasioni, la famiglia che si forma, la possibilità di tornare in pista, la resilienza".
"Vedremo in scena azioni e sequenze mai realizzate prima in Italia - spiega -, con l'utilizzo integrato di tecnologie diverse, dalla ripresa analogica ai ledwall, tutte fuse per restituire una sensazione costante di verità e di brivido.
L'idea è che ciò che vediamo sia sempre percepito come reale. Il nostro sguardo va al grande cinema d'azione europeo, quello di Besson tra tutti".
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