Passione per gli haiku, escono tre libri critico-antologici
ANSA - Cultura

Passione per gli haiku, escono tre libri critico-antologici

Martedì 3 febbraio 2026
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3 versi per complessive 17 more (non sillabe come detto di solito) nato a metà XVII secolo

(Di Paolo Petroni) ALDO TOLLINI, ''GLI INSEGNAMENTI DI BASHO SULL'ARTE POETICA DLLO HAIKU'' (MIMESIS, pp.218 - 18,00 euro) - AA.VV ''HAIKU AL FEMMINILE'' (EINAUDI, pp.276 - 17,00 euro - Cura e traduzione di Cristina Banella) - YOEL HOFFMANN, L'ULTIMO HAIKU'' (UBILIBER, pp. 316 - 22,00 euro - Traduzione di Sara Fruner) - Col grande interesse verso il Giappone e la sua cultura non poteva non nascere anche quello per gli haiku, visto che questo sintetico componimento, composto da tre versi per complessive diciassette more (e non sillabe, come detto di solito, sottolineano gli specialisti), secondo lo schema 5/7/5, sta diventando popolare perfino sui social e oramai da tempo lo praticano anche molti poeti italiani, mentre in libreria tra fine e inizio anno sono usciti tre libri importanti per chi voglia capire e addentrarsi in questa particolarissima forma di comunicazione.
    Tollini, docente di lingua e cultura giapponese a Ca' Foscari, delinea la nascita dell'haiku, poi l'avvento di Basho (1644-1694) e della sua scuola nell'ambiente storico e letterario del suo tempo e di seguito descrive le sue originali innovazioni che hanno trasformato una forma poetica secondaria con un carattere scanzonato in una elevata e profonda, al pari delle forme poetiche classiche, dando una guida nei secoli alla maggioranza dei poeti che si sono misurati con questo genere.
    ''Si deve rendere in parole la luce che si percepisce nelle cose, mentre è ancora vivida nel proprio cuore'' spiegava Basho e in queste pagine, per mostrare come lo trasmettesse ai suoi discepoli, troviamo due testi di due di questi di cui si propongono ampie citazioni e traduzioni commentate. Un saggio quindi ricco, che sottolinea l'importanza di inquadrare tutto nella sua epoca, la prima metà del XVII secolo, e assieme una guida alla scoperta della vera anima di Basho e dell'haiku utile per capire e magari per provare poi a cimentarsi in questo particolare, delicato e sinteticamente lampeggiante, componimento poetico, che sembra non dire quasi nulla e invece punta all'assoluto.
    Oggi, in italiano, esistono diverse raccolte e traduzioni di Basho e dei potei successivi sino a oggi, ma i due volumi recenti di cui parliamo hanno un taglio particolare che approfondisce il mistero, il sentimento nascosto in ogni haiku, e ce lo fanno meglio conoscere. Uno propone una vasta antologia della produzione femminile nel tempo e Cristina Banella, specialista della lingua giapponese e ex docente alla Tokyo University of Foreign Studies, oltre a ripercorrere anche lei nascita e evoluzione storica dell'haiku, vi lega le complicate storie sul riconoscimento e l'emancipazione delle donne per quel che riguarda la scrittura femminile e in particolare quella poetica. Questo anche perché la creatività e l'esperienza delle donne, qui testimoniata da 15 poetesse da fine Ottocento a oggi, andava profondamente innovando temi e spirito degli haiku, uscendo da quella tradizione di immedesimazione e legata alla natura, per esprimere la vita quotidiana, la condizione della donna, i sogni desideri, il suo impegno per la pace e l'importanza del corpo e dell'eros.
    Particolarissima l'ottica che ci propone invece Yoel Hoffmann, letterato, filosofo buddista che ha vissuto in Giappone in un monastero zen. Nella prima parte ci mostra e commenta le poesie di addio di una cultura in cui la morte è sentita come parte integrante della vita; nella seconda i versi di addio di monaci zen (non solo haiku, ma anche componimenti poco più lunghi, renga e tanka); nella terza haiku scritti in punto di morte da trecentoventi poeti nell'arco di circa tre secoli, ognuno presentato e annotato. E si va da chi compie positivi bilanci (''Per cinquantotto anni / mela sono spassata / con la luna e i fiori'' di Tanko) a commiati più semplici e diretti (''Ora di andare / dicono sia un lungo viaggio / cambio d'abiti'' di Roshu) con la coscienza che '''Dalla notte dei tempi / solo i morti conoscono la pace /la vita non è che neve al sole'' di Nandai. Quel che si apprezza è la disposizione d'animo del morente, la sua rassegnazione o meglio indifferenza verso il cambio di stato e l'aldilà - annota Hoffmann, perché è ritenuto non illuminato chi è troppo attaccato alla vita.
   
   

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