Niente capezzoli su Instagram, l'artista Emma Shapiro denuncia la censura di Meta
Il reclamo per la rimozine del suo account @Nipeople, parte del progetto Exposure therapy
(di Agnese Ferrara) L'artista e attivista statunitense residente in Spagna, Emma Shapiro, ha denunciato Meta per la rimozione del suo account Instagram @Nipeople correlato al progetto d'arte Exposure Therapy nato nel 2017 per contrastare la censura dei corpi femminili online e offline e denunciare la disparità di trattamento riservata ai corpi femminili sulle piattaforme digitali. La censura algoritmica di Meta, accaduta un anno fa, segue le regole sul nudo e riapre il dibattito sulla libertà artistica.
"Abbiamo presentato un reclamo alla Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia (CNMC) spagnola per conto di Emma Shapiro, sostenendo che Meta ha violato il Digital Services Act (DSA) dell'UE nel sospendere e successivamente chiudere @nipeople, l'account Instagram del suo progetto artistico di lunga data 'Exposure Therapy', un'iniziativa che affronta il tema dei pregiudizi di genere nelle pratiche di moderazione dei contenuti online, - si legge in una nota dello studio legale. - In un contesto in cui gli artisti perdono sempre più spesso l'accesso alle piattaforme online - in particolare quando le loro opere trattano temi sensibili quali la nudità, la sessualità e l'espressione di genere - contestiamo la chiusura dell'intero account dell'artista, che ha cancellato anni di fondamentale lavoro artistico e di sensibilizzazione su questioni di interesse pubblico. Il caso mette inoltre alla prova l'applicazione delle norme del Digital Services Act in materia di trasparenza, ricorso effettivo e proporzionalità nei casi in cui le piattaforme impongono sanzioni che colpiscono l'intero account".
Il progetto Exposure Therapy denuncia come i capezzoli femminili vengano sessualizzati e censurati come "pornografici", mentre quelli maschili no. "La censura sessista del capezzolo femminile sui social media e nella società è solo la punta dell'iceberg della disuguaglianza corporea e della discriminazione di genere", scrive Shapiro sul suo sito web.
Il reclamo risale a giugno ma, a fronte di un dibattito aperto in questi giorni sul profilo Instagram dell'artista e del suo studio legale, la notizia sta rimbalzando in questi giorni sui maggiori giornali d'arte di tutto il mondo. "Emma Shapiro e i suoi avvocati stanno lottando contro la perdita del suo archivio artistico, del suo pubblico, della sua visibilità professionale e del suo spazio per il dibattito pubblico", si legge sul The Art Newspaper. "Quando gli algoritmi silenziano l'arte cosa succede alla libertà degli artisti?" ribatte l'International Human Rights Art Movement. "Chi decide cosa può essere mostrato?" titola Il Giornale dell'Arte sottolineando come il caso apra una riflessione sul ruolo degli algoritmi nella circolazione delle immagini e sul rischio che la moderazione automatizzata limiti la libertà della ricerca artistica. Intelligenza artificiale inclusa.
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